Luogo comune: nel calcio di oggi non esistono più le bandiere. A parte gente come Totti, Zanetti, Buffon e Ambrosini, simboli dei rispettivi colori ma parte di una generazione precedente, è difficile trovare calciatori che si legano a una maglia e rifiutano di ascoltare le sirene esterne. Colpa di una realtà in continuo movimento, in cui il tempo per convincere è poco, la voglia di fermarsi è scarsa e il richiamo dei soldi è forte. Capita così che, grazie ai petroldollari che stanno restituendo liquidità al calcio del vecchio continente, i trasferimenti a suon di milioni siano aumentati anche se circostanziati a poche realtà che possono permetterselo.

In un contesto del genere basta un’offerta faraonica per separare un campione dalla maglia con cui è nata la sua epopea e a cui sembrava legato a vita. Inevitabile, considerando che quello del calciatore è un mestiere e che qualunque professionista, anche nella vita, cerca di ottenere il meglio da questo punto di vista. I soldi fanno la differenza e spesso stravolgono certezze, sbagliato dunque per un tifoso affezionarsi troppo al campione della propria squadra, perché l’insidia è dietro l’angolo. Non tutti i giocatori però inseguono il meglio dal punto di vista economico, e tale dettaglio restituisce un po’ di romanticismo a questo sport. L’ultimo caso è rappresentato da Samuel Eto’o, un campionissimo in assoluto che potrebbe lasciar parlare solo i numeri che ne denotano la carriera.

A 30 anni il camerunese ha già vestito le maglie di squadre come Real Madrid, Barcellona e Inter, collezionando trofei, record e, soprattutto, caterve di gol. Sono 37 quelli segnati per i nerazzurri la scorsa stagione, che il Re Leone ha giocato ad altissimi livelli senza mai una fase di appannamento, guidando i suoi compagni verso gli obiettivi prefissati. Una stagione eccezionale che ne ha confermato il valore assoluto, tanto da attirare l’interesse di altre big e non solo. Ma Eto’o, di comune accordo con la società, ha sempre detto di voler rimanere a Milano, di essere legato all’Inter e di voler continuare a vincere per i colori nerazzurri. Il tutto anche di fronte a un’offerta economica che in pochi avrebbero rifiutato, quella dell’Anzhi.

Società ambiziosa e ricchissima, quella russa ha intenzione di scalare le gerarchie del pallone europeo ingaggiando grandi giocatori e portando così entusiasmo anche a migliaia di km dal cuore del grande calcio. Il camerunese, in quest’ottica, rappresenta il personaggio ideale in grado di riscaldare i cuori del popolo locale al di là delle temperature. Gente come Spalletti, Bocchetti, Rosina e recentemente Criscito ha ceduto al fascino dei rubli e dell’esperienza russa, ma Eto’o ha preferito declinare l’invito, accompagnato da un ingaggio mostruoso di quasi 20 milioni di euro a stagione. Cifra che ti fa sobbalzare se non addirittura farti perdere l’equilibrio. Certo, il bomber ha guadagnato tanto in oltre 10 anni di carriera, ma un contratto del genere a 30 anni non glielo proporrebbe più nessuno.

Niente da fare, però. L’Inter e la Champions sono più importanti dei soldi russi e della voglia di fare un’esperienza in Inghilterra. L’obiettivo per il Re Leone è confermarsi ai soliti livelli cercando di conquistare la sua quarta Champions League, la seconda in nerazzurro. Samuel è ambizioso di natura, ha una fortissima personalità, è orgoglioso di essere africano e non smette mai di evidenziarlo. Non è il classico campione che cerca di migliorare la propria carriera anche economicamente, perché sa benissimo di essere già al top con l’Inter e vuole rimanervi ancora a lungo. Magari fino alla conclusione della sua carriera.

Probabile che nei prossimi giorni arrivi addirittura il prolungamento del suo contratto con i nerazzurri, a certificare un matrimonio felice e duraturo e, soprattutto, ad allontanare ulteriormente le voci di mercato che lo riguardano. Perché se Eto’o è felice di giocare nell’Inter, l’Inter è entusiasta di essere rappresentata da un campione nel gioco e nella vita come lui.

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Sezione: In Primo Piano / Data: Mar 2 Agosto 2011 alle 13:10 / articolo letto 13360 volte
Autore: Fabio Costantino