Giovane ma con già 10 casacche difese. Nove in Italia e una, l’ultima all’estero. Francesco Forte, ex Primavera dell’Inter, con all’attivo due presenze in nerazzurro, tra passato, presente e futuro, si sincera in esclusiva ai microfoni di FcInterNews.it.

Come vanno vita e carriera e in Belgio al Waasland-Beveren?
“Tutto molto bene. I primi mesi è stata dura per via della lingua e per l’ambientamento. Ma dopo aver iniziato a giocare e segnare gol decisivi tutto è stato più semplice”.

Perché ha scelto di emigrare?
“Volevo provare un’esperienza di vita diversa. Mettermi alla prova. Non ho mai seguito scelte facili nella mia vita: rendo al meglio quando sono con le spalle al muro”.

Che differenze ci sono con il Bel Paese?
“Molte, in campo e fuori. Quello che colpisce di più è come vivano il calcio qui in Belgio. È tutto più leggero. Riescono a vedere del positivo anche in una sconfitta. In Italia invece ogni domenica è questione di vita o di morte. Ovviamente io sono influenzato dalla nostra mentalità. Mi identifico di più nella nostra visione del calcio e dello sport in generale”.

Chi è l’attaccante a cui si ispira?
Ibra. Anche se sta giocando lontano dal calcio europeo per me resta il numero uno”.

Ha giocato nelle giovanili dell’Inter, che esperienza è stata?
“Una scuola molto importante sia dal punto di vista umano che calcistico. Ho avuto la fortuna di vincere tutto con la Primavera ed esordire in A. Rimarrò sempre legato ai colori nerazzurri”.

Quanto è grande il salto dalle giovanili alle prime squadre?
“Più piccolo in realtà di quanto possa sembrare. È tutta una questione di testa e di personalità. Se sei tesserato nella Primavera di una grande squadra significa che gli addetti ai lavori vedono in te qualcosa che può esplodere. Spetta proprio a te capire determinate cose. Quello che purtroppo io ho capito tardi”. 



Cosa ha provato il giorno dell’esordio in A con l’Inter?
“Parliamo di qualcosa di importante. Non tanto per quel momento specifico. Ma perché è un qualcosa che mi legherà per sempre a quella squadra”.

Quale giocatore l’aveva aiutata maggiormente?
“Javier Zanetti. Senza dubbio. Un vero leader, in campo e fuori. Sono sicuro che anche da Vice Presidente faccia sentire la sua presenza in campo e fuori”.

E quello che l’ha impressionata di più?
“Samuel Eto’o. Quando decideva, strappava. Ti poteva far vincere la partita in qualsiasi momento”.

Quale dei suoi ex compagni delle giovanili pensa potrà fare più strada nel calcio professionistico?
“Ce ne sono tanti. Molti stanno già intraprendendo un’ottima carriera. Su tutti però indicherei Duncan. Lui davvero può fare qualcosa di veramente importante”.

Il suo cartellino non è più di proprietà dei nerazzurri. Le dispiace?
“Un po' sì. Ma era giusto tagliere quel cordone ombelicale che mi legava ancora a loro. Era il momento di provare a prendere il volo da solo. Seguire la mia strada. Poi ovviamente sarò sempre grato e riconoscente all’Inter”.

Il suo obiettivo futuro?
“Tornare in Serie A. Sto lavorando molto per completarmi e farmi trovare pronto se avrò una nuova possibilità”.

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Sezione: Esclusive / Data: Dom 05 maggio 2019 alle 16:35
Autore: Simone Togna / Twitter: @SimoneTogna
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