‘Di un altro pianeta’. Così Ivan Juric, tecnico del Monza, ha inquadrato i campioni d’Italia dell’Inter, parlando nel giorno di antivigilia del match che ha aperto la Serie A 2026-27. Un concetto che si cuce bene addosso a quella che viene definita come 'la squadra da battere' del nostro campionato da gran parte di avversari e critica. E non solo: ieri, lo stesso Cristian Chivu ha accettato questa responsabilità senza fare una piega, non giocando a nascondino come fatto da altri suoi colleghi nel passato. Il tecnico romeno, anzi, ha parlato di 'standard' alti da mantenere o, ancora meglio, da superare, pensando al paragone con la passata stagione. Ma guai a guardarsi indietro perché tutto si azzera ai nastri di partenza della stagione. Inter-Monza, al fischio d’inizio di Livio Marinelli, è 0-0.

LA PARTITA, IL PRIMO TEMPO -

Il parziale non dura neanche 6': la tattica brianzola dell'uomo contro uomo a tutto campo, che Juric ha fatto sue imparandola dal maestro Gian Piero Gasperini, viene elusa dall'unico giocatore smarcato in campo, Pepo Martinez, che con una verticalizzazione decisa trova il vertice, Francesco Pio Esposito, abile a lavorare il pallone spalle alla porta come da manuale. Da lì parte l'azione offensiva: Andy Diouf affonda sulla destra, non trova sbocchi per il cross e allora ragiona, apre il compasso col mancino appoggiandola all'indietro per il destro a centro porta ma potentissimo di Hakan Calhanoglu. Semuel Pizzignacco non ci fa una bella figura e la palla gonfia la rete facendo esplodere di gioia il pubblico di San Siro. Che chissà quante volte ha visto questa scena negli ultimi anni. L'incipit della sfida era prevedibile, lo svoglimento dopo la rete del vantaggio non così scontato: con l'andare avanti del primo tempo, i padroni di casa, senza forzare la giocata, riescono a trovare ben poche combinazioni che aprono la scatola avversaria perché le rotazioni non sono così fluide. Federico Dimarco, attorno al 25', si ritrova a destra, crea il panico tra gli uomini in maglia rossa per poi far giungere la palla Nicolò Barella. Il suo tiro a giro soffia a qualche metro dal palo. Siamo al 25'. Da quel momento in poi la sfida prende un'altra piega: dopo l'occasione potenziale creata da Lautaro, che quasi manda Diouf a tu per tu col portiere, arriva il pareggio a sorpresa degli ospiti. Che, approfittando dello scarso filtro davanti all'area di Piotr Zielinski e Calhanoglu, pescano l'imbucata per Gustavo Varela, abile a usare Manuel Akanji come perno prima di infilare Martinez con un diagonale chirurgico. L'1-1 non sveglia subito i nerazzurri che, anzi, rischiano pure di prendere un altro schiaffo: Alessandro Bastoni, in fase di impostazione, azzarda un passaggio vicino allo specchio di porta, sul quale per poco non si avventa Varela di testa. Un brivido che dà finalmente un input all'Inter che quantomeno abbozza una reazione: prima Dimarco calcia in bocca a Pizzignacco, poi Esposito la spara al primo anello Blu. Nulla di fatto, come nell'altra area: Akanji, preciso fino al pareggio, salta a vuoto dando strada a Varela che perdona Martinez con un'incornata che gli resta in canna. Il Monza non trova il sorpasso, ma la fiducia sì, in maniera direttamente proporziale al modo in cui l'Inter la perde nei minuti prima del duplice fischio. All'intervallo la partita è in equilibrio, ma l'Inter esce con qualche ammaccatura (Hakan Calhanoglu e Lautaro Martinez ammoniti). 

IL SECONDO TEMPO -

Ci vuole poco per cambiare le sensazioni di 15' prima: dopo tre giri d'orologio, Pizzignacco respinge malamente un cross innocuo di Dimarco, facile preda di Zielinski che, masticando il tiro, supera il portiere finito a terra senza possibilità di reagire. Anche di là Martinez rischia grosso, con un dribbling da incosciente, ma Ricardo Mangas non ne approfitta. Lo spagnolo passa dallo spavento agli applausi in pochi secondi, con un'uscita alla Unai Simon che risolve una questione che poteva diventare spinosa per l'Inter. Dopo i cambi - Sucic e Bonny per Lautaro e Calhanoglu gravati da un giallo - l'Inter cala il tris grazie a una iniziativa di Diouf sublimata dal colpo di tacco alla Crespo di Esposito. Che mostra i muscoli sotto il Secondo Anello Verde come a dire che la forza sua e della squadra era rimasta nascosta per troppo tempo. Ribadisce il discorso Yann Bisseck al 64': il tedesco, nell'insolita posizione di seconda punta, sfrutta l'ennesima sponda preziosa di Pio, e arriva al traguardo palla al piede battendo un Pizzignacco non all'altezza di questi palcoscenici. Il 4-1 può trasformarsi in pokerissimo due volte nel giro di poco: prima Bonny si veede salvare prima della linea una conclusione diretta in porta, poi è Akanji che va a sbattere contro la traversa a portiere battuto. Al 70', Juric mette mano alla squadra cambiando tre interpreti: fuori Colpani, Bakoune e Mout per Forson, Cutrone e Galazzi. A proposito di sostituzioni, quella al 75' viene dall'ovazione dei presenti: entra Stones per i suoi primi minuti alla Scala del Calcio da giocatore dell'Inter. Con lui dentro Luis Henrique. Poco dopo esordio anche per Ale Stankovic, figlio di Deki e dell'Inter.  Una passerella per lui e per i compagni fino al triplice fischio. 4-1 alla fine: Chivu scopre le carte (scudetto) calando il poker alla prima partita ufficiale della nuova stagione. 

Sezione: Focus / Data: Sab 22 agosto 2026 alle 20:24 / Fonte: dall'inviato a San Siro
Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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Mattia Zangari
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Giornalista pubblicista che, da quando ha cominciato a lavorare per FcInterNews.it, è convinto che chi sa solo di Inter non sa niente di Inter. Per anni voce del calcio giovanile, oggi concentrato sulla prima squadra per ragioni di anzianità.