Francesco Toldo si racconta oggi alla Gazzetta dello Sport. Una lunga intervista che parte dagli inizi, da quando il padre provò a portarlo su una via diversa da quella del calcio. "Eravamo una famiglia umile, mio padre gestiva una tabaccheria. Quando ero a Trento mi offri un milione e centomila lira per lasciare tutto e andare a lavorare con lui. Rifiutai, volevo farcela con il calcio. Due anni dopo ero alla Fiorentina".

"Forse se fossi stato più "pop" avrei guadagnato di più - dice -, ma a me della mia immagine fuori dal campo è sempre importato poco. Dagli inizi al Montebelluna fino alla Nazionale ho sempre cercato di andare oltre i miei limiti. Solo così puoi puntare a diventare il migliore. Anche quando arrivò Julio Cesar e Mancini mi mise in panchina, io andai da Branca e glielo dissi: "state facendo fuori il migliore portiere del mondo". Non era spocchia, ci credevo sul serio. Mi volevano il Liverpool e il Bayern, io però volevo vincere con l'Inter. Anni prima mi aveva cercato anche il Barcellona, dissi di no anche ll. La nostra Serie A, ai miei tempi, era il gotha del calcio. Non esisteva niente di meglio. E poi sa che c'è? Le vittorie da secondo sono state quelle che mi sono goduto di più. E durante la stagione del Triplete me lo sono detto: "Se vinciamo smetto". Così è stato".

Tanti gli aneddoti. Il Triplete come momento più bello della vita da calciatore ("Certo, anche l'Europeo del 2000 è stato magico"), ma anche un'altra diapositiva particolare. "Fare gol a Buffon a San Siro contro la Juventus è stato epico. Il bello è che lo avevo pure detto a Cuper. "Mister se siamo sotto vado in area e faccio gol". Esultò Vieri, ma il gol era mio al 100%. E non è stato l'unico segnato a Buffon. Stadio Flaminio, rifinitura prima del Mondiale del 2002. Facciamo una partitella e io gioco centravanti. Segno il gol vittoria... ancora a Gigi, stavolta mio senza dubbi. Ho esultato come avessi segnato in finale di Champions. Due gol a Buffon in pochi mesi, quando ti ricapita?".

C'è la parentesi più bella, ma anche quella più brutta. "ll 5 maggio, senza dubbio. È stato un giorno che ha segnato, fa ancora male".

Sezione: Copertina / Data: Mar 25 agosto 2026 alle 08:14
Autore: Antonio Di Chiara
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