In questa settimana di calma del mercato nerazzurro, in attesa che termini il mondiale, l’Inter si raduna e si prepara ad assestare gli ultimi colpi per definire la sua rosa. Nel frattempo ci si chiede, con gli acquisti fatti, quale sia l’esatto valore della squadra e quale il coefficiente di difficoltà di una stagione a cui l’Inter non è più abituata da sette anni. Sembra passata un’eternità dalla vittoria in Champions e dal Triplete, un vertice inseguito per tanti anni e che l’Inter si immaginava avrebbe preservato restando nell’elìte del calcio. Invece ci siamo svegliati un anno dopo con quella maledetta parola: “debito”, seguita subito dopo dall’invenzione dell’Uefa: “fair play finanziario”. Una congiunzione devastante capace di precipitare l’Inter e i suoi tifosi in un limbo, sospesi tra ricordi freschi, caccia ai colpevoli e il cinismo di chi era consapevole di dover arredare il tunnel.

In questi anni sono stati fatti errori di ogni genere, alla ricerca di una società stabile e giocatori in grado di far entusiasmare, i quali sono anche arrivati ma sono stati bruciati dall’età troppo giovane , l’adattamento necessario, un ambiente isterico e da logiche brutali del financial fair play. Sono stati colpiti e affondati una decina di allenatori, mutati nomi di dirigenti dal nome esotico o anglosassone, si è risparmiato molto con una mano e speso inutilmente tanto dall’altra. Un vero delirio nel quale l’Inter restava ai margini, riuscendo a malapena ad entrare in Europa League, per farsi buttare fuori dall’Hapoel Beer Sheva, con la giustificazione che, in fondo, questo tipo di competizione non interessava. L’ultima stagione è invece stata decisiva per tornare sulla strada della propria storia e la proprietà ha iniziato a mettere radici anche culturali.

Oggi l’Inter, quando manca meno di un mese e mezzo all’inizio del campionato, ha finalmente dei principi e una continuità, ha lo stesso allenatore, la stessa dirigenza, la stessa ossatura e giocatori acquistati da diverso tempo, ha finalmente l’uomo di personalità, come non se ne vedeva da tempo e ha un progetto chiaro legato al consolidamento. Il calcio di oggi ha un’anima ipocrita: ti chiede di investire sui giovani, possibilmente italiani e lanciarli ma se tenti di avvicinarli ti chiedono cifre folli. Così molti giovani di prospettiva restano lì dove sono e non crescono più, fino a quando scoprono di avere 25 anni e non essere più quello che promettevano di diventare. Perciò il grande club, se investe sul giovane deve svenarsi, se sbaglia stagione sei nei guai perché la logica è soprattutto arrivare in Champions League, ancora prima di quanto non sia vincere lo scudetto che non è giocabile con questa redistribuzione dei soldi e la politica attuale. Altro che far crescere e aspettare i giovani.

L’Inter sta tornando ad essere un grande club e ragiona come tale, partendo da profitti generati dalla proprietà, estingue un debito che sarà ancora lungo da chiudere e si rafforza camminando con la gigantesca zavorra del bilancio. La “conditio sine qua non” è quella di restare a lungo in Champions e fare di San Siro una casa che produca reddito, invece di gestirlo insensatamente in affitto. La squadra di quest’anno parte bene e i nuovi giocatori sono un mix di esperienza (Nainggolan, Asamoah), gioventù di talento (Lautaro Martinez e Politano) ed età della maturità (De Vrji). È giusto pensare a sé stessi e crescere come sta accadendo, tuttavia una piccola griglia allo stato attuale è lecito farla, quantomeno per capire se il distacco dalle altre si è ridotto.

Ad oggi la Juventus resta favoritissima e lo scudetto non sembra in discussione, specie con l’imminente arrivo di C.Ronaldo, oltre agli innesti di Cancelo, Emre Can, Perin e Caldara. Ha lasciato Buffon, resta in sospeso Higuain. La Roma, ovviamente, ha perso Nainggolan e Bruno Peres ma ha inserito a centrocampo Cristante e Pastore, ha messo nel tridente Kluivert e puntato su altri giovani come Coric. Perde il belga ma guadagna in talento e freschezza. Resta una squadra molto forte e con un allenatore alla sua seconda stagione. Il Napoli è un punto interrogativo perché l’arrivo di Ancelotti è una novità importante, tanto quanto l’addio di Sarri. De Laurentiis non sta ancora costruendo una squadra su misura ma ha preso Verdi e si prepara ad un grande colpo. Il Milan oggi non è ancora pervenuto per i noti problemi societari e la Lazio è vincolata alla cessione o alla permanenza di Milinkovic Savic, F. Andersson e Immobile. Tare ha però sempre ottime idee sul mercato e molti nomi sconosciuti ad agosto.

Se possiamo avere una certezza è che l’Inter ha ridotto il gap dalle prime, quanto lo vedremo presto, specie perché troppe risorse che avevamo in casa si è poi scoperto che, con pazienza, avrebbero potuto dare una svolta alla loro carriera e alla stessa Inter. Anche se non se ne parla più da tempo, una fessura per Rafinha, di nuovo in nerazzurro la tengo aperta. Intanto fa piacere sapere che Perisic e Brozovic potrebbero persino vincere il mondiale e che se devono andare sul dischetto non hanno paura. Amala.

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Sezione: Editoriale / Data: Lun 9 Luglio 2018 alle 00:00 / articolo letto 24775 volte
Autore: Lapo De Carlo / Twitter: @LapoDeCarlo1