L'Inter che prometteva

 di Lapo De Carlo Twitter:   articolo letto 71845 volte
L'Inter che prometteva

Nell'era del fair play finanziario infinito per l'Inter, vorreste sapere che alla fine comprerà uno o più giocatori straordinari in grado di fare la differenza, rovesciando il tavolo apparecchiato da troppe settimane da un colore rosso e nero. Invece siamo in un limbo interminabile dal quale l'Inter non intende farci uscire, un atteggiamento quasi dissociato dalla realtà e dimostrato da una lunga serie di dichiarazioni, attraverso le quali si avverte quanto i problemi di questi anni e i relativi campionati disgraziati, siano vissuti senza esami di coscienza, quasi che le clamorose topiche in sede di calciomercato, i nove allenatori cambiati in sette anni, la sparizione dalla Champions League e i soldi buttati disinvoltamente siano stati eventi casuali senza responsabilità dirette.

La società insomma si comporta come se la Champions l'avesse vinta la scorsa stagione. Il mantra dell'Estate 2017 è fiducia, grandezza, promesse, coming soon. Mancano i fatti per ora. Perché non è colpa di nessuno se Zhang jr a maggio rilasciava interviste dal forte potere di persuasione, parlava di grandeur nerazzurra, ambizioni smodate e volontà di riportare l'Inter tra le grandi del mondo. Sabatini parlava di grandi acquisti e Spalletti, in ben due occasioni, di promesse fatte che si aspetta vengano mantenute. Poi è arrivato Ausilio e ha azzerato ogni cosa, parlando di acquisti dall'ingaggio non troppo alto, pochi ritocchi e l'impossibilità di arrivare a nomi come Nainggolan. A giudicare dal rinnovo del romanista non stava nemmeno bluffando.

Da quel momento è piombato un senso di smarrimento perché, mentre Sabatini ci diceva che il modello non è il Milan che compra di tutto, l'Inter sta dietro alle paturnie e ai mal di denti di Perisic e continua a non acquistare nessuno. Intanto viene il nervoso alle ginocchia a vedere, anche questa stagione, il simpatico Nagatomo nelle prime amichevoli, col distaccato Brozovic in campo e altri interpreti a giocare ovviamente allo stesso modo. Sono tante le cose che disturbano, in attesa di appallottolare questo articolo e mangiarselo dopo che saranno arrivati i magnifici acquisti che cambieranno la storia. Andiamo per ordine.

Calciomercato: fatto salvo che l'Inter è riuscita a raggiungere l'obiettivo di racimolare i 30 milioni concordati con l'Uefa entro il 30 giugno, senza cedere Ivan Perisic a prezzi stracciati e che ha intrapreso un interessante progetto di acquisizione dei giovani più interessanti, anche a prezzi importanti, resta sospeso invece il piano di rilancio immediato della squadra. Da circa due mesi i nomi avvicinati all'Inter sono più di 119, una cifra impressionante che mostra da una parte quanto si brancoli nel buio e dall'altra quanto le trattative silenziose di cui parla Sabatini siano tutt'altro che efficaci rispetto a quelle fracassone di altre squadre. Si fa fatica a prendere persino Dalbert, per una cifra di 20 milioni, l'Inter sembra interessata a tanti giocatori ma non c'è un solo nome tra quelli citati che sia davvero in procinto di arrivare. C'è ancora un mese e mezzo di tempo ma il campionato inizia il 20 agosto quest'anno e non si capisce come mai le rivali siano tutte più avanti nella compravendita (Roma a parte), senza contare che tra tutte l'Inter è l'unica che ha un gruppo di giocatori che non si è comportato professionalmente per almeno due mesi, dimostrando valori umani di cui era immaginabile la società si sbarazzasse in un buon numero. Si credeva.

Allenatore: non vorrei trovarmi come l'anno scorso ad essere senza allenatore perché se ne va a ridosso del campionato, in rottura con la società che non ha mantenuto le garanzie promesse. Realtà immaginata ma possibile con l'Inter.

Comunicazione: quale che sia il mercato dell'Inter al termine di agosto qualcuno dovrebbe mettere in ordine la comunicazione della società. Non è logico illudere i tifosi come ha fatto Zhang junior, rinforzare il concetto come ha fatto inizialmente Sabatini, salvo poi trovare l'incertezza di Spalletti e il ridimensionamento di Ausilio. Non ha senso avere dunque una parte della dirigenza che promette grandi colpi e un'Inter ad altissimo livello mentre un'altra racconta che dovrà farlo con un profilo basso, ingaggi medi, anche se di qualità. La dirigenza deve essere coesa anche in questo tipo di affermazioni e vedere un allenatore che non è sicuro al 100% di ciò che farà la società, così come un dirigente che dà una lettura normalizzatrice del mercato, fa impressione.

Fiducia I: i nuovi e i vecchi dirigenti chiedono inoltre ai tifosi di avere pazienza e soprattutto fiducia. Concetto interessante, considerando che il pubblico dell'Inter in questi anni è sempre andato in massa allo stadio, pur vivendo i peggiori anni della storia nerazzurra. La pazienza c'è tanto quanto la perplessità se ti aspetti un vero cambiamento e ti viene riproposto un maquillage.

In ultimo: ad amici e tifosi che sollevano orgogliosamente la bandiera della fiducia e dell'ottimismo guardo con stima. Tranne quando viene reclamizzata l'ormai inflazionata salita sul carro. È bello poter affermare alla fine che loro ci credevano e l'avevano detto ma qui qui si parla di ciò che si vede, non di ciò che si spera e quando si giudica una campagna acquisti è opportuno valutare in base a ciò che accade e non per mezzo di poteri divinatori. Amala (e speriamo che Suning la ami davvero).