L'Inter vola. E alzi la mano chi si aspettava 33 punti in 13 giornate. Un filotto incredibile, viste le premesse estive e le critiche piovute addosso alla dirigenza. L'unico a non averne mai ricevute è Luciano Spalletti, visto prima come il tecnico tradito dai suoi dirigenti per non aver rispettato i patti sul mercato e poi come il vero leader, l'uomo in grado di cambiare i chip nella testa di giocatori talentuosi ma spesso bizzosi.

Il buon Luciano scansa spesso i complimenti e li gira al suo gruppo, staff e giocatori. Ma è chiaro che di meriti ne ha eccome in questo strepitoso avvio di stagione. Mai un lamento, mai una polemica: Spalletti ha modellato la sua Inter in base al materiale umano a disposizione senza fasciarsi la testa e senza piagnucolare. Ha dato l'esempio a tutti gli altri: qui si lavora, poche chiacchiere. In questo modo si è guadagnato la stima e la fiducia di tutto l'ambiente interista.

Resta, però, evidente il 'buco' sulla trequarti. Borja Valero sta facendo tanto e, per le sue caratteristiche, di certo risulta spesso tra i migliori in campo. Ma è chiaro che in quella posizione all'allenatore di Certaldo farebbe piacere avere un elemento diverso. E Javier Pastore sembra perfetto, il compimento ideale per questa squadra. Le sue parole, seguite da quelle dell'agente, sembrano esattamente il viatico per un approdo in nerazzurro già a gennaio.

L'ex Palermo, tra infortuni e concorrenza agguerritissima, sta trovando poco spazio nel Paris Saint-Germain. Come lui stesso ha ammesso, per andare ai Mondiali serve giocare. E poi ama la Serie A e ha un grandissimo rapporto con Walter Sabatini. A livello tattico, poi, il suo inserimento non si discute nemmeno: l'argentino incarna perfettamente la tipologia di giocatore in grado di esaltare il 4-2-3-1 spallettiano. Messo alle spalle di Icardi, grazie alla sua qualità e alla sua intelligenza, saprebbe legare il gioco e innescare come pochi altri l'azione dell'attacco nerazzurro.

Il sacrificio, a quanto pare, sarebbe quello di Joao Mario. Il portoghese, in questa Inter, non riesce proprio a trovare una collocazione. E ci sembra più una questione di feeling con la cultura del lavoro di Spalletti che non tecnico/tattica. Vero, l'ex Sporting Lisbona non è un trequartista puro e nemmeno un mediano, però, come dimostrato in nazionale, ha intelligenza sufficiente per giocare ovunque. Evidentemente, non è scoccata la scintilla. E, quand'è così, seppur a malincuore, meglio dividere le strade. Stesso discorso, peraltro, valido in chiave Pastore: la sua storia a Parigi appare ormai arrivata ai titoli di coda.

Per cui, ben venga questo scambio a gennaio. Un'operazione che – almeno sulla carta – sembra accontentare tutti e sotto tutti i punti di vista, anche quelli economici. E nessuno potrà più dire che Spalletti non sarà stato accontentato. Il campo, in ogni caso, resta l'unico giudice credibile.

Sezione: Editoriale / Data: Mar 21 novembre 2017 alle 00:00
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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