"Bisogna usare bene il tempo, bisogna trovare tempo. Non dobbiamo perdere tempo, la lancetta non si ferma mai. Questo va fatto ora e basta". La filosofia di Spalletti è chiara, l'Inter non vuole e non può più rimandare l'appuntamento con la vittoria: "Noi ora siamo nelle condizioni di dover fare assolutamente dei risultati per arrivare al traguardo e non si può pensare come magari abbiamo fatto sull'1-1 contro la Roma 'accontentiamoci di questo pareggio, poi si vedrà dopo'. No, non si vedrà dopo niente. Noi si prova a portare a casa quella vittoria lì, poi ce la possiamo non fare, ma questo fatto di essere calati sotto l'aspetto della ricerca della forza, mentre due minuti prima lo avevamo fatto vedere, non mi è piaciuto granché".

Non si vedrà dopo niente. 'Hic et nunc', qui e ora, è questo il momento. Questo va fatto ora e basta. A Ferrara, oggi. Poi ce la possiamo non fare, ma non si può calare sotto l'aspetto della ricerca. Spalletti come Orazio, la sua filosofia oggi è 'carpe diem, quam minumum credula postero', cogli l'attimo, vivi il presente, fidati meno che puoi del domani, come scriveva il grande poeta. Non a caso la premessa del celeberrimo verso è il meno conosciuto 'dum loquimur, fugerit invida aetas': mentre parliamo, il tempo, come se fosse invidioso, sarà già passato! Quindi è inutile pensare al calendario, al mercato, al futuro, bisogna vincere con la Spal. 'Perché la vita è un brivido che vola via' e bisogna 'vivere ogni momento come se fosse l'ultimo', come canta Vasco Rossi. Interista pure lui.

"Per avere devi fare e per fare devi essere. Giorno dopo giorno devi proporre. Con la conoscenza e la preparazione giusta per andare allo step successivo. La tecnica è quella di dover per forza portare a casa ogni giorno un pezzo di risposta, un pezzettino di risultato". Lo Spalletti pensiero è chiaro, martellante, si rivolge alla testa prima che alle gambe dei suoi calciatori. Per ottenere l'obiettivo il giocatore a disposizione di Spalletti deve 'fare' e per farlo nel modo giusto deve 'essere', seguire passo dopo passo, ogni giorno, in ogni allenamento il comportamento corretto, allenare la testa alla professionalità. Non a caso li chiama 'i miei professionisti'.

Mercato, mercato, mercato. Spalletti richiama l'attenzione sul lavoro all'interno del gruppo, non da quello che può arrivare o calare dall'alto: "Con il mercato si rischia di lasciare indietro l'importanza dei calciatori che ci hanno portato fino a questo punto e che hanno creato delle possibilità. Questo fatto dell'assoluta attenzione a quello che verrà e che ci metterà a posto mi garba poco, perché si butta via un valore, un percorso fatto, importante, del quale noi abbiamo ancora bisogno per dare seguito a questa classifica. E di conseguenza...". Eh no, non è proprio una conseguenza la battuta successiva, dopo che aveva già detto di Pastore, "grande calciatore, ne abbiamo parlato". Quasi come un contropiede fulminante infatti arriva l'apertura, l'indizio che scioglie in un attimo tanti discorsi e dubbi sulle caratteristiche del trequartista alla Spalletti: "Il pastore però è importante, perché è quello che mantiene unito il gregge, quello che tiene tutti insieme". Come dire: noi dobbiamo rialzarci da soli, ma se arriva... lo accolgo a braccia aperte.

Perfetta verticalizzazione di Spalletti e assist di Pastore dopo Psg-Montpellier 4-0 (solo 25 minuti per lui): "E' un'opzione, perché se vado via di qua mi piacerebbe tornare in Italia e l'Inter è stata sempre vicina da un po' di tempo... ancora non ho preso una decisione e neanche la società, sto solo aspettando per vedere cosa succede". Ma che la sua preferenza sia chiara e sia l'Inter, non il Psg, lo si capisce quando aggiunge: "Non riuscire ad entrare in Nazionale a fine stagione per essere stato qui e non aver giocato sarebbe qualcosa di doloroso per la mia carriera, lo rimpiangerei"! E allora cosa manca per la chiusura del cerchio, per il gol? Manca che il presidente del Psg, Nasser Al-Khelaifi, dica sì. E di solito in passato ha detto no. Ma se Pastore può essere considerato un suo fratello minore, per Sabatini il fantasista argentino è quasi un figlio. E se davvero Al-Khelaifi gli è affezionato, capirà che questa volta non è come per Verratti, che preferiva un altro club, il Barcellona, al Psg. In questo caso Pastore resterebbe volentieri a Parigi da titolare, ma questo Emery non può garantirglielo, Spalletti sì. E' ancora lo stesso Pastore a chiarire la sua unica preoccupazione: "L'importante è che l'Inter abbia bisogno di un giocatore come me e mi voglia davvero. Spalletti? Ho sentito la sua battuta, è stata molto divertente. Ho sempre pensato di restare qui, ma il tempo passa, le cose cambiano e i giocatori pure". Il tempo, torna il concetto di tempo, quello che 'bisogna usare bene', come dice Spalletti. Le esigenze dell'Inter, del suo allenatore e di Pastore coincidono. Fortunatamente ne resta poco di tempo per decidere e nelle prossime ore l'Inter e gli interisti hanno altro a cui pensare: la Spal di Semplici, che ha pareggiato a Udine, che è in piena corsa per il suo obiettivo, pronta a far scattare la sua trappola.

Se a Pastore Spalletti sa bene cosa promettere, non altrettanto può fare con i suoi terzini sinistri. Ma se per Dalbert vale il detto 'Paese che vai usanza che trovi' e serve ancora tempo per conoscere meglio la Serie A ("lo terremo con noi, diventerà un buonissimo calciatore"), potrebbe essere finita la lunga avventura in nerazzurro di Nagatomo. Quello del condottiero di Certaldo ha l'aria di un saluto: "Mi sembra che la sua intenzione sia quella di vedere se può andare in un posto dove può giocare, è una persona splendida e un professionista eccezionale, ma non posso promettergli niente, ambisco alla Nazionale anche io e devo fare le scelte giuste". L'allenatore nerazzurro dice di avere tre o quattro opzioni in quel ruolo: vuoi vedere che tra Dalbert, Nagatomo e Santon, la spunta il rientrante D'Ambrosio?

Aspettando un guizzo di Rafinha già nel secondo tempo a Ferrara ("mi aspettavo peggio, invece è pronto, reattivo, qualitativo e perfetto nei campettini che si creano dentro una partita", dice Spalletti), potrebbe essere l'ultima chiamata anche per Brozovic, fermo ai gol di Benevento e Cagliari. Joao Mario è già partito e le cento ore che ci separano dalla chiusura di questo imprevedibile mercato di gennaio potrebbero regalare al campionato e soprattutto ai tifosi nerazzurri un'Inter trasformata nelle soluzioni offensive: il dribbling di Rafinha, le illuminazioni del Flaco e gli strappi di Perisic dietro a Icardi (che cerca il gol numero 100 in Serie A)! Niente male per un club che non può spendere. Del resto Sabatini lo aveva detto il 30 agosto scorso: "La mia fortuna è un po' declinata, si ripristinerà a gennaio. L'Inter non si aggiusta in due mesi, ma saremo pronti a gennaio a integrare la rosa". Del resto il mago Walter è in buona compagnia, lo dicono anche il suo dirimpettaio della follia Spalletti, Vasco Rossi, El Flaco e Orazio Flacco (lui con due 'C'): è tutta una questione di Tempo, guai a lasciarselo sfuggire! A Ferrara, nel mercato, come nella vita.

Sezione: Editoriale / Data: Dom 28 gennaio 2018 alle 00:00
Autore: Michele Borrelli
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