Intervistato da Calcio e Finanza, Andrea Radrizzani, grande esperto di calcio-business e diritti televisivi nel mondo dello sport con un passato anche da presidente del Leeds United, ha raccontato un aneddoto risalente agli anni Duemila che vede protagonista anche Beppe Marotta: "All'epoca era l’amministratore delegato della Sampdoria e avevano preso un giocatore giapponese, Atsushi Yanagisawa. Proprio Marotta mi chiamò per verificare il valore dei diritti televisivi in Giappone: ora sembra di parlare di preistoria". Adesso Radrizzani, transitato anche dalla Sampdoria, è tornato a essere imprenditore nel business dello sport e tra le altre cose è anche azionista di minoranza di DAZN. E a proposito di DAZN, Radrizzani commenta quello che sarà il nuovo bando per i diritti televisivi della Serie A: "I prezzi li fa il mercato, a meno che ci sia una situazione estremamente competitiva, che non esiste. Non esiste pressoché in quasi tutto il mondo, forse l’unica eccezione sono gli Stati Uniti. In Europa invece questa competitività non esiste e anche in passato ha fatto male. Molte società hanno perso tantissimi soldi per comprare diritti sempre più cari, quindi c’è stato un assestamento. Oggi coesistono due piattaforme in Italia: Sky e DAZN. Sky sta andando molto bene per la Champions League e il tennis, mentre DAZN ha la leadership sulla Serie A. Non vedo una situazione competitiva a meno che dei nuovi entranti cambino questo equilibrio".

In questo scenario secondo lei cosa dovrebbe fare la Lega Serie A?

"La Lega deve capire qual è la realtà del mercato per evitare una situazione drammatica come quella francese (con il fallimento del progetto Mediapro, ndr). Quindi proteggere e allo stesso tempo essere realisti.  In particolare non penso che se la Lega oggi dovesse creare un suo canale, otterrebbe più dei 2 milioni di clienti di DAZN. E nello stesso tempo non penso che in DAZN siamo stupidi e che investiamo centinaia di milioni in una piattaforma prendendoci tutti i rischi del caso e poi non riusciamo a crescere più di poche migliaia di persone ogni anno. Ormai lo zoccolo duro dei tifosi abbonati è questo. Quindi per crescere bisogna innovare con servizi nuovi per la parte alto spendente della clientela, quelli che possono consumare e spendere di più. La comunità che ha potere di consumo fino anche a 100 euro al mese, offrendo accessi completamente esclusivi, innovativi, chat con i giocatori, solo per ipotizzare alcune cose".

Senza scordare che i diritti tv sono la principale fonte di ricavo per i nostri club.

"Sì, secondo me bisogna trovare una soluzione a medio-lungo termine, con un partner industriale come può essere proprio DAZN. Una piattaforma come DAZN e la Serie A dovrebbero creare una joint venture e lavorare per 10-15 anni insieme sulla creazione di valore, il che significa fare marketing insieme, curare l’aspetto editoriale, la parte relativa ai content creator e agli influencer. Perché oggi il mondo non è più su un media solo, la televisione. Va creato un approccio integrato tra le parti che porti anche a un aumento degli introiti sui contenuti. La Serie A fa calcio di lavoro, DAZN fa media, va creata una joint venture che abbia questo obiettivo, ma con un orizzonte molto più ampio. Perché se l’arco temporale è di tre o cinque anni, ed è solo quello di comprare i diritti e venderli all’utente, secondo me non si crea valore. Secondo me è l’unico modo. Il problema è che bisogna cambiare anche l’approccio dei presidenti. Magari oggi si perde il 3 o il 5%, ma si investe nella creazione di valore, in una società con un partner industriale".

In questo senso il fatto che oggi in Serie A ci siano molte proprietà americane può agevolare?

"Sicuramente le proprietà americane che vedo in Italia conoscono bene il business, i media e l’importanza della pianificazione e dell’approccio industriale. Se DAZN creasse una joint venture con la Serie A, oltre che a beneficiarne a livello domestico nel tempo, avremmo risvolti positivi anche sul fronte internazionale, dove la Serie A non sta facendo bene. Faccio un esempio banalissimo: se oggi sei italiano e sei all’estero, non puoi vedere la Serie A in italiano in quasi tutto il mondo, se non in maniera illegale. Quindi se ci sono proprietà americane che ci aiutano in tal senso ben venga". 

Sezione: News / Data: Sab 10 ottobre 2026 alle 23:36
Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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Christian Liotta
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Giornalista dal 2011, segue l'Inter come a suo tempo Peppino Prisco servì l'Inter e quando può gira l'Italia per lei. Da anni è la voce (scritta) delle partite della squadra nerazzurra.