Il Milione di Marco Piolo: l'incontro con Ernest Pao Lee Liu e la nascita dell'Intermilanese

 di Daniele Alfieri Twitter:   articolo letto 5096 volte
Il Milione di Marco Piolo: l'incontro con Ernest Pao Lee Liu e la nascita dell'Intermilanese

"Il posto dovrebbe essere questo".
Marco Piolo si asciugò la fronte sudaticcia e guardò Piero, attendendo qualche secondo per una conferma. Il suo partner incatenò la bici a un'inferriata e annuì guardando la palazzina.
"Devo ammettere che me lo sarei aspettato diverso", ammise Piero, lasciando legata la bici e avvicinandosi al portone d'ingresso. Dopo aver pedalato per sei chilometri in mezzo al traffico di Nanchino i due erano arrivati sani e salvi al quartier generale di Kublai Zhang. Marco Piolo incatenò la sua bici a quella di Piero e insieme giunsero all'edificio. Il portone era già aperto: se da fuori era parso un enorme bunker abbandonato da almeno due decenni, dentro l'accoglienza fu invece vitale e calorosa.

Subito un signore dallo sguardo vispo sulla settantina venne loro incontro per presentarsi. 
"Prego, prego. Vi stavamo aspettando. O meglio, io vi stavo aspettando". Rise mentre parlava con la erre moscia e un ghigno a trentadue denti. "Il Gran Zhang non ha potuto esserci perché è in riunione. Io sono Ernest Pao Lee Liu, Chief Operative Executive Officer del Gran Zhang".
"Immagino che a noi ci conosciate già", rispose Marco Piolo provando a mantenere un tono cordiale, "ma con il Gran Zhang avremmo dovuto parlare di mercato e di rinno...".
"Ci sarà tempo per discutere di tutte queste sciocchezze", lo interruppe Pao Lee Liu, facendo segno a entrambi di seguirlo. "Abbiamo altri piani ben più importanti da approfondire per noi e il nostro futuro. Ma prego, venite nel mio studio", e li fece accomodare su due poltroncine dentro a una sala tappezzata da bandiere nerazzurre e rossonere.

Alle pareti le foto che celebravano la Grande Inter e il Triplete si alternavano ad altre con Berlusconi, Shevchenko e Van Basten. Marco Piolo e Piero si scambiarono rapidamente uno sguardo attonito, mentre Pao Lee Liu si sedette sull'altro lato di una scrivania di fronte a loro.
"Sapete, il calcio oramai è puro business. Senza la potenza dell'economia non vai da nessuna parte. Negli ultimi anni in Cina...".
"La prego, vada subito al punto", lo interruppe Piero, continuando a perlustrare la stanza alla ricerca di altri segni del 'nemico'. "Non capisco il perché di certe foto e dei colori...".
"Calmati Piero, tu non capisci che in Cina c'è un'altra mentalità sportiva", disse Marco Piolo provando ad abbozzare una spiegazione plausibile. "Tutti i club qui vengono considerati come fratelli...".
"Esatto, siamo tutti fratelli", continuò Pao Lee Liu, "io, il Gran Zhang, voi due, l'Inter, il Milan...".
"Alt", lo interruppe ancora Piero. "Qui nessuno è fratello o sorella di nessuno. Tantomeno né l'Inter con il Milan".
"Mi spiace che lei la pensi così", disse Pao Lee Liu sostituendo per la prima volta l'espressione sorridente con un'altra amareggiata. "Il Gran Zhang ed io avremmo avuto grandi piani anche con lei nel nostro nuovo club", e fece una pausa. "Questa nuova società si chiamerà Intermilanese, nata dalla fusione dell'Inter e del Milan. Ma queste persone vi spiegheranno meglio".
Alzandosi Pao Lee Liui andò ad aprire a Zhang jr., figlio del Gran Zhang, e ad Adrian Gal Lee A Ni, noto businessman che entro poche settimane avrebbe dovuto concludere l'acquisto del pacchetto di maggioranza del Milan.

"Sentite, forse mi sono espresso male", disse Piero provando a ritrattare il suo coinvolgimento nel progetto. All'improvviso, come dentro a un brutto incubo, Marco Piolo lanciò un urlo prolungato che risuonò nella stanza e in tutto il palazzo. I muri tremarono e le foto caddero sbattendo sul pavimento. L'edificio pareva stesse per crollare e tutti quanti fuggirono a gambe levate. Tutti tranne Marco Piolo, che s'acquietò rimanendo lì da solo seduto in mezzo allo studio. Poi l'incubo finì. Marco Piolo si svegliò nell'aereo che aveva iniziato la sua discesa verso l'aeroporto di Nanchino. Seduto sul sedile vicino a lui, Piero stava rileggendo un foglietto con su scritti i nomi degli acquisti da chiedere a Zhang. Il primo era Lucas Leiva.