Erano tutti sicuri nella giornata di ieri: giornalisti, addetti ai lavori, tifosi. Il Golden Foot era ormai di Javier Zanetti, un premio meritato per un campione riconosciuto a livello internazionale, un atleta straordinario, un esempio per tutti. Tra l'altro sarebbe stato anche il primo Golden Foot nerazzurro. E invece, la beffa, è cominciata a circolare sottoforma di indiscrezione già da tardo pomeriggio, e poi la conferma in serata: a vincere è Ryan Giggs. Carriera sicuramente straordinaria, ma non me ne vogliano i sudditi di Sua Maestà se mi permetto di dire chequella di Zanetti non è sicuramente da meno. Avvalorata anche da un pensiero, maturatomi in mente dopo aver letto l'intervista che Jimmy Fontana ieri ci ha rilasciato. "L'Inter è una big, ma né per peso politico, né per altro. E' una big solo per la bacheca, com'è giusto che sia" ha detto. Parole sante, un concetto complicato riassunto in poche, disarmanti parole che fanno capire come l'Inter, tutti i meriti e l'importanza che ha conquistato, li abbia conquistati sudando, con il solo peso dei risultati.

Non che sia diventato un demerito basarsi solo sulle proprie forze o che sia la prassi conquistare trofei in campi diversi dal rettangolo verde, assolutamente, né è mia intenzione qui andare ad addentrarmi in meandri di polemiche che ancora cercano una soluzione nei tribunali italiani, ma solo una semplice osservazione: l'Inter è una big per la bacheca, non per il peso politico. Ecco perché il premio assegnato a Zanetti avrebbe assunto ancor più importanza. Il Golden Foot premia ogni anno il miglior calciatore mondiale votato dai tifosi che da casa, semplicemente via web, possono esprimere le proprie preferenze. Assegnarlo a Zanetti avrebbe quindi premiato anche tutta l'Inter.

Zanetti ha saputo conquistare tutti, con la sua semplicità, la sua straordinaria forza d'animo, la sua capacità di incarnare l'atleta modello, tutto sacrificio e allenamenti. Un esempio positivo per tanti ragazzini che in lui vedono un maestro di vita sana e di lealtà. Un calciatore che persino i milanisti sognerebbero di vedere nella propria rosa e che in questo riconoscimento vede premiata anche la lealtà dell'Inter. Una società, come si diceva, che è diventata una big mondiale solo per i propri meriti sportivi. E Zanetti ne è il degno capitano, una leggenda vivente come era Facchetti, un uomo di altri tempi che resterà per sempre nella storia dell'Inter. Molto probabilmente, dopo di lui nessun altro indosserà il numero 4 in casa Inter...

Non te la prendere capitano, forse avrai un premio in meno nella tua bacheca (e non è detto che non lo vincerai il prossimo anno, mentre per fortuna ti hanno almeno concesso di lasciare la tua orma a Montecarlo) ma l'affetto e la stima incondizionata di tutto il mondo del calcio, quella no, non te la toglierà mai nessuno.

Sezione: Editoriale / Data: Mar 11 ottobre 2011 alle 00:01
Autore: Domenico Fabbricini
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