Lunga intervista del Corriere dello Sport a Paolo Nicolato, c.t. dell'Under-21, artefice di un nuovo ciclo già ampiamente produttivo per gli azzurrini.

Si è conclusa la prima parte del percorso della Under 21. Un bilancio che lascia più spazio alle soddisfazioni o alle preoccupazioni per questo anno terribile, segnato dalla pandemia? 
"Più soddisfazioni, sicuramente. A maggior ragione perché abbiamo raggiunto obiettivi in un momento così difficile e non era affatto scontato. Siamo riusciti a superare le difficoltà da grande gruppo, con grande coesione, e questo ci rende ancora più felici e soddisfatti". 
 
 A settembre 2019, quando è iniziato il cammino per l’Europeo, la tua Under 21 aveva arruolati Luca Pellegrini, Bastoni, Tonali, Locatelli, Zaniolo, Kean: ora sono tutti con Mancini. Si può dire che un pezzo importante del tuo lavoro lo abbia già fatto. E il progetto globale del Club Italia, quello che ha portato in piena difficoltà anche ad affiancare la 20 alla 21, in una sorta di Under 21 B, è concreto e funziona. 
"Sta funzionando molto bene, i ragazzi saliti con Mancini non sono comprimari ma protagonisti. E’ una soddisfazione per tutti i settori della Federazione. Io spero di poter rimpinguare il numero, perché sotto l’aspetto della continuità, della quantità, dobbiamo migliorare rispetto alle altre nazionali della nostra categoria: il travaso deve incrementarsi ancora. Torno alla nostra situazione: noi in qualche modo sapevamo di dover lasciare qualche giocatore alla Nazionale maggiore ormai pronto per il salto. E ci siamo preparati a questo. La pandemia in qualche modo ha creato anche condizioni nuove, la necessità dei club di mettere in campo qualche ragazzo in più che è diventato una risorsa per noi". 
 
Si fanno sempre ragionamenti su come cambia il numero di giocatori disponbili in Italia. Nell’ultimo anno e mezzo le Nazionali, quella di Mancini, la sua, danno una sensazione di nuova ricchezza. Che succede? 
"Partiamo da un dato di fatto: il reclutamento è più difficile, otto undicesimi delle squadre di Serie A mediamente sono stranieri, io ho avuto un po’ più di fortuna guardando in Serie B a inizio anno. Noi partiamo da un principio: che i giocatori vengano in Nazionale volentieri e per venire volentieri devono divertirsi, non un calcio troppo schematizzato, soffocante. Il motore di tutto deve essere il divertimento, un divertimento serio, certo. Perché se mi diverto apprendo meglio. In Nazionale stiamo tutti prendendo quella strada lì: i ragazzi sono contenti di quello che fanno. L’altra cosa a cui crediamo molto, conseguenza di questa, è lo spirito, il modo di stare insieme, che non è stato facile in questo tempo ed è comunque più difficile in Nazionale perché i tempi sono ridotti". 
 
Sembra aumentato il minutaggio dei giovani italiani. 
"Ora sì, ma bisogna capire quanto abbia inciso la pandemia. Dobbiamo investire sulla nostra mentalità di dirigenti, allenatori, di sistema, per trovare la via che aiuti i giovani come sta accadendo ora con il Covid: abbiamo visto ragazzi che erano nascosti. Non dimentichiamoci che noi consideriamo giovani ventenni o ventunenni che in Premier magari hanno già 100 presenze". 
 
Cosa dobbiamo fare a marzo per puntare ad entrare tra le prime otto? 
"Facile: provare vincere il girone. Attraverso la strada maestra, quei principi di cui ho parlato con voi oggi". 

Sezione: Rassegna / Data: Mar 24 novembre 2020 alle 10:42 / Fonte: Corriere dello Sport
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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