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Ulivieri: “Allenatori contro arbitri? C’è il diritto a infuriarsi”

ROME, ITALY - JANUARY 29:  Renzo Ulivieri attends the Italian Football Federation (FIGC) new president elections on January 29, 2018 in Rome, Italy.  (Photo by Marco Rosi/Getty Images)

Il decano dei tecnici italiani affronta uno degli argomenti più caldi del momento

Alessandro Cavasinni

Arbitri contro allenatori? Ne parla Renzo Ulivieri ai microfoni del Corriere dello Sport. Si parte dalla questione della collaborazione arbitro-allenatore: "Io dico che quella ci deve essere quando si fanno le riunioni congiunte per affrontare questioni specifiche. La domenica, in senso generico, invece, non ci può essere. Uno deve pensare ad arbitrare bene, gli allenatori a fare meno errori possibili, come ama dire Allegri".

Dunque, per lei, in quei 90 minuti, arbitro-allenatori non possono darsi un aiuto reciproco.

"Non la metterei così. Penso per esempio che un allenatore abbia anche il diritto di infuriarsi sapendo però che non ha il diritto di manifestarlo, soprattutto in modo scomposto. Questo dicono le regole. Che debbono essere interpretate".

L’irrisolvibile nodo dell’uniformità di giudizio davanti a episodi simili.

"E come farne a meno? Per esempio: “Allenatore espulso per aver calciato una bottiglietta”. Già: ma l’ha colpita d’interno, di collo, di esterno.... Perché emotivamente c’è differenza".

Ironia brillante ma rischiosa

"La verità è che ci può essere l’incazzatura, la protesta oppure la stizza, l’alzare le braccia, scuotere la testa, in segno di dissenso. E tra le due cose c’è un mondo. Io penso che la stizza possa anche far parte dello spettacolo".

Che momento è questo per la categoria arbitrale?

"Guardi, io sono un appassionato di arbitraggio. E vi dico che è un buon momento. Sul serio. Perché il loro impegno è quello di contribuire ad aumentare la qualità dello spettacolo. Come? Fischiando di meno, accettando il rischio del gioco in velocità. Se non voglio farlo, ho un modo classico e semplice: rallentare le partite, spezzettandole. Questo devono capirlo anche gli allenatori. Però la collaborazione no, quella mi fa perdere solo tempo".

In questo senso allora il Var non si sposa con lo scorrere ideale dello spettacolo.

"Ma corregge tanti errori. E quelli commessi dal Var rappresentano una percentuale bassissima. A patto di non cascare nello sbaglio di frammentare l’azione, con “lo tocca-non lo tocca”. Anche il videoarbitro deve restare un arbitro, nel cuore del gioco e del suo sviluppo".

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