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Sconcerti: “Nazionale, vedo una leggera deriva di Immobile, Jorginho e Barella”

BASEL, SWITZERLAND - SEPTEMBER 05:  Nicolo Barella of Italy in action during the 2022 FIFA World Cup Qualifier match between Switzerland and Italy at St Jacob Park on September 05, 2021 in Basel, Basel-Stadt. (Photo by Claudio Villa/Getty Images)

Il giornalista analizza il momento di appannamento degli azzurri dopo i pareggi con Bulgaria e Svizzera

Mattia Zangari

Il momento di appannamento della Nazionale italiana campione d'Europa, che non è andata oltre il pari sia con Bulgaria che Svizzera, è da ricercarsi nella "piccola deriva di alcuni giocatori fondamentali". Lo scrive sul Corriere della Sera Mario Sconcerti, indicando tre elementi che stanno giocando sotto i loro standard abituali: "Il primo è Immobile che è generoso, ma non c’entra niente con questa squadra - spiega il giornalista -. Immobile ha bisogno di profondità. Non ha il fisico né il tempo per il gioco da piccola area. Sa fare benissimo altre cose. Il secondo problema viene da una leggera deriva presa sia da Jorginho che da Barella. In un momento di condizione precaria e contro un avversario che sa solo correre, la mancanza di fisicità si nota molto. Non giocano male, giocano meno, e nessuna squadra si potrebbe permettere queste variazioni. Meglio Locatelli che ha il lancio di prima, un gioco più evidente nello spazio, ma che non pareggia lo squilibrio attuale del centrocampo. Il peso del gioco cade così solo sugli artisti finali, sui loro triangoli, i loro scatti, i loro dribbling, cioè la parte più difficile del calcio. Non ci si può però salvare solo pensando che siamo troppo pieni di quel che abbiamo vinto. Basterebbe guardarsi da fuori, pensare che non siamo campioni d’Europa: vedremmo una buona squadra con qualche limite, quello che eravamo anche prima. Oggi manca drammaticità all’azione, manca la buona recita, stiamo soltanto giocando per quello che sappiamo, che è tanto ma non sempre basta. Quando poi hai un rigore, devi segnarlo. Il calcio svolta in queste cose molto più che con l’intelligenza. (...) Siamo solo a disagio con i nuovi obblighi, ci hanno incoronato troppo giovani, oggi stiamo capendo cosa è successo e come andare avanti. Non credo sia un problema irrisolvibile".

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