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Peruzzi: “Inzaghi da tecnico è un altro. Quest’Inter ha tutto per ripetersi”

RIYADH, SAUDI ARABIA - DECEMBER 22:  head coach of SS Lazio Simone Inzaghi and Angelo Peruzzi celebrate the victory of the Italian Supercup trophy after the Italian Supercup match between Juventus and SS Lazio  at King Saud University Stadium on December 22, 2019 in Riyadh, Saudi Arabia.  (Photo by Paolo Bruno/Getty Images for Lega Serie A)

Sette anni da giocatore e cinque da allenatore: Simone Inzaghi ha trascorso dodici dei ventidue anni nella Lazio assieme ad Angelo Peruzzi. E proprio l’ex portiere oggi ne parla al Corriere dello Sport alla vigilia della sfida di Roma....

Alessandro Cavasinni

Sette anni da giocatore e cinque da allenatore: Simone Inzaghi ha trascorso dodici dei ventidue anni nella Lazio assieme ad Angelo Peruzzi. E proprio l'ex portiere oggi ne parla al Corriere dello Sport alla vigilia della sfida di Roma. "Mi chiedi com’era allora e com’è adesso Simone? È un’altra persona, per me l’hanno cambiato", dice l'ex portiere anche dell'Inter per una breve parentesi.

In che senso? 

"È l’esatto contrario del giocatore. Se mi avessero chiesto di indicare uno che non avrebbe mai potuto fare l’allenatore, avrei risposto di getto Simone. Era un ragazzino, viveva alla giornata, rideva, scherzava, era tutto uno scherzo. Si è fatto uomo, ora è maturo, responsabile, cocciuto anche. Un tecnico di prim’ordine, studia giorno dopo giorno, cura i dettagli, ed è un decisionista. Un giorno gli dissi: “Simo, se vuoi diventare un grande allenatore devi fare attenzione anche alle cazzate e avere una risposta definitiva per qualsiasi domanda. Sì o no, incerto mai, non devi prendere tempo, vediamo più avanti o cose del genere”. Io l’allenatore non l’ho fatto perché la notte voglio dormire, troppe responsabilità, un carico insopportabile di tensioni, pressioni da tutte le parti. Per un po’ ho fatto il vice di Ferrara a Genova e nell’Under 21, l’osservatore e poi il secondo di Lippi in Nazionale, ma non era cosa". 

Torniamo a Simone. 

"Tosto e consapevole. Mai avrei pensato di vederlo attaccare al muro qualcuno nello spogliatoio, e invece è capitato. Sa essere dolce con i giocatori, ma anche autorevole e autoritario. La trasformazione più sconcertante avviene in partita. Lui vive per il risultato, per la vittoria. Credimi, è talmente teso e su di giri che sarebbe perfino capace di fare a botte".

Sei stato un solo anno all’Inter e per di più poco fortunato. 

"Se non si fossero rotti Vieri e Ronaldo quel campionato l’avremmo vinto. Eravamo partiti benissimo, se non sbaglio cinque vittorie nelle prime cinque partite. Vieri restò fuori due mesi e mezzo. Avevamo Zamorano e Recoba, niente male, ma non era la stessa cosa". 

Mi sembra di capire che tra Conte e Inzaghi non trovi che ci siano differenze sul piano del temperamento e dei metodi. Se è vero, smonti numerose teorie sull’ossessività come valore inimitabile di Antonio. 

"Di Simone molti, troppi parlano per sentito dire, senza conoscerlo. Nel calcio tanti fanno solo del cinema. Hanno certamente caratteri e percorsi differenti, lui e Conte, ma a Simone non manca il temperamento del vincente. Questa Inter ha tutto per ripetersi, Conte o Simone non fa differenza". 

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