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Oldani: “Lautaro e Barella appassionati alla maglia dell’Inter, fa piacere”

ALBA, ITALY - OCTOBER 13: Chef Davide Oldani attends his showcooking to introduce the truffle-cutter called XFETTA during the International Alba White Truffle Fair on October 13, 2019 in Alba, Italy. (Photo by Giorgio Perottino/Getty Images for Ente Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d' Alba)

Lo chef di fede interista viene raggiunto da SportWeek in vista del derby

Stefano Bertocchi

Il derby tra Milan e Inter è anche la sfida a distanza tra i due chef Enrico Bartolini (milanista, 8 stelle Michelin in carriera, di cui 3 al Mudec di Milano) e l’interista Davide Oldani, che ha preso la seconda stella l’anno scorso al D’O di Cornaredo. Entrambi sono protagonisti di un'intervista su SportWeek. Ecco qualche stralcio:

La passione per la vostra squadra invece da dove nasce?

Bartolini: "Da una rovesciata di Van Basten nei primi anni Novanta, da Massaro che alza la Champions ad Atene nel ’94. Ma l’avevo già prima, nell’adolescenza, guardando quei grandi campioni come i tre olandesi a cui facevi presto ad affezionarti. Quel Milan lì mi dava un senso di benessere e di disciplina, di spirito vincente: ecco, io sognavo di essere in quel modo".

Oldani: "La mia passione nasce da quella del papà che era assolutamente interista fino all’osso, appassionato di quell’Inter che andavi a vedere allo stadio per divertirti".

Ci sarà da divertirsi anche in questo derby?

B: "Sì, io ho buone sensazioni: li ho visti molto motivati, ottimisti. Mi sono scambiato alcuni messaggi di complimenti – mai una critica – con i giocatori e le risposte sono sempre molto positive. Li sento sul pezzo e Pioli sta facendo un lavoro immenso. Peccato la Champions… Io sono comunque molto orgoglioso: indipendentemente dal risultato del derby il Milan è una grande squadra, che sta dando esempio ai giovani e anche ai tifosi".

O: "Io devo dire che i cugini, semmai avessi dei parenti perché 'io non ho cugini', stanno dimostrando sul campo che il gioco ce l’hanno: la squadra gira in maniera regolare. Noi altrettanto perché è vero che sono partiti in due più il mister ma nove undicesimi sono rimasti, per cui la mia testa è sui nove rimasti e non sui due che sono andati via, come qualcuno ha voluto far credere. L’Inter è una società che c’è da 113 anni, io tifo Inter e vedere questi giocatori che lottano, che fanno squadra per quelle che sono le capacità loro e del mister nuovo, che a me piace, mi motiva. Non so cosa succederà al derby, ma il carattere hanno fatto vedere di averlo. Dzeko si sta dimostrando un serio professionista, perché prendere il posto di Lukaku e fare più gol non era semplice. E vedere giovani che si appassionano alla maglia dell’Inter, come Lautaro e Barella, mi fa un immenso piacere. Sarei felice se si aggiungesse Bastoni, significherebbe molto".

E che significato ha per voi il derby?

O: "Io lo associo a un giorno spensierato. Perché non decide il campionato ma il buon umore sì, come diceva il nostro grande avvocato Prisco: era quella preparazione a un giorno di festa in maniera scherzosa ma intelligente. E allora se nella vita dev’essere tutto serio, tutto preso di petto, il derby per me rappresenta un giorno senza pensieri e poi, per chi perde, c’è la settimana di sfottò, che è il bello della vita dei tifosi e degli sportivi sani. Ovviamente dev’essere uno sfottò intelligente, come faceva Prisco, non violento".

B: "È vero, non è la partita che vale il campionato, però se la vinci psicologicamente aiuta. La città è molto divisa, io per esempio sono circondato da interisti, che adoro: come persone, non come interisti! Perché se vince il Milan io sono gentile con loro, ma se vince l’Inter mi prendono in giro tutta settimana, e finché non rigiochiamo è una tortura".

 

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