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Oddo assicura: “Per Inzaghi difficile lasciare la Lazio, ma all’Inter è felice”

EMPOLI, ITALY - SEPTEMBER 28: Massimo Oddo manager of AC Perugia looks on during the Serie B match between Empoli FC and AC Perugia at Stadio Carlo Castellani on September 28, 2019 in Empoli, Italy.  (Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)

L'ex terzino è stato compagno di squadra di Simone alla Lazio e di Filippo al Milan

Stefano Bertocchi

Massimo Oddo è stato compagno di squadra di Simone Inzaghi alla Lazio e di Filippo al Milan: "Sono due tecnici a cui piace infondere un gioco offensivo alle loro squadre, che infatti hanno sempre segnato tanto. Hanno parecchie idee e sanno trovare soluzioni" racconta ai microfoni di Tuttosport. Ecco qualche passaggio dell'intervista.

Si aspettava un inizio del genere da parte di entrambi?

"Sì, anche perché bisogna comunque sottolineare come abbiano a disposizione due ottime squadre per i rispettivi campionati. Detto ciò, fin qui hanno svolto un lavoro più che eccellente".

Chi ha la sfida più difficile?

"Bella domanda... direi entrambi, poi il mestiere dell’allenatore è complicato per mille motivi. Oggi, più che in passato, non c’è tempo a disposizione, si chiedono subito risultati. Hanno comunque due sfide impegnative, Pippo perché ha una storia in B importante, con il Benevento ha battuto tutti i record e quindi ci si aspetta tanto da lui; è arrivato in una società storica e gloriosa, con una squadra forte. Simone invece ha accettato un’eredità pesante, quella di Conte, prendendo la squadra campione d'Italia. Forse le cessioni di Lukaku e Hakimi hanno tolto un po' di pressione, ma l'Inter rimane l'Inter e quando arrivi in una piazza del genere, è sempre difficile a prescindere".

Quanto è stato difficile per Simone lasciare Roma?

"Tanto, perché la Lazio era casa sua. C'è stato 22 anni, è legato sentimentalmente ai colori biancocelesti e la sua famiglia è di Roma. Poi la Lazio è una società importante, blasonata, non è mai facile cambiare da una grande all'altra. Un conto è lasciare dopo anni un club medio-piccolo, un conto è andarsene dalla Lazio. Magari i tifosi lo hanno visto come un tradimento, ma non è stato così. Simone ci ha pensato molto e bene, ma la vita degli allenatori è fatta così. Anche se ormai succede di rado, per i calciatori è possibile sposare per tutta la vita una squadra, per gli allenatori è quasi impossibile. Ci sono dei cicli naturali che prima o poi sono destinati a chiudersi".

Come vivrà la partita del 16 ottobre all'Olimpico contro la Lazio?

"Il suo cuore è biancoceleste. Simone lo conosco come le mie tasche, da 30 anni, è come un fratello. E' una persona sicura di sé, ma anche assai sensibile, fragile e sono certo che soffrirebbe enormemente se sentisse anche un solo fischio".

Intanto è stato accolto benissimo a Milano.

"Lo so, è felice, ero a cena con lui anche due sere fa, abitiamo a 100 metri ognuno dall'altro. Sta molto bene, è contento della scelta che ha fatto e poi le decisioni di un allenatore si pesano con i risultati e finora sta andando tutto nel modo migliore".

Tanto da poter vincere lo scudetto?

"L'Inter, anche se ha perso giocatori importanti, ha sempre un organico forte, anche perché chi è arrivato è tutt'altro che scarso. E' un'Inter diversa come caratteristiche offensive, ma rimane una delle principali candidate allo scudetto. Direi una delle quattro favorite con Napoli, Milan e Juventus. Senza dimenticare ovviamente le romane e l'Atalanta".

C'è un giocatore dell'Inter attuale che più di altri è imprescindibile per il suo amico Simone?

"Sento dire Edin Dzeko, sicuramente importantissimo, ma sono convinto che senza di lui Simone saprebbe trovare alternative. In questo momento penso ai tre centrali difensivi, soprattutto a Skriniar e De Vrij".

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