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Marani: “Una Serie A senza stelle, regalano agli allenatori idee e soluzioni nuove”

Marani: “Una Serie A senza stelle, regalano agli allenatori idee e soluzioni nuove”

L'analisi di Marani dopo Inter-Atalanta: "Meno stelle ma più soluzioni, la sfida di ieri ci ha ricordato che il calcio – con la sua spettacolarità - non è ancora cosa da soli ragionieri"

Egle Patané

Punto guadagnato o due persi? È questa la domanda più inflazionata dopo un pari. Quesito al quale la risposta varia contestualmente alla gara. Nel caso di Inter e Atalanta, ieri annullatesi a vicenda e stoppatesi sul 2-2 finale, il risultato però non fa fede alla partita vinta e se il tabellino parla di un pareggio che non regala vincitori, a trionfare tra le mura del Meazza sono stati spettacolo e divertimento di chi ha assistito ad un incrocio tra "credibili candidate per lo scudetto". A dirlo è Matteo Marani, che sulle pagine di Tuttosport parla di "partita di Premier calata dentro la nostra Serie A per ritmo, intensità, azioni create e coraggio degli allenatori". Con l’Inter partita forte, grazie al solito Lautaro Martinez, prima del ritorno dell’Atalanta, trascinata da Malinovskyi, sul campo, e da Gasperini, dalla panchina, meritevole di aver "preso una provinciale rendendola metropolitana".

Nell'alternanza di superiorità tra nerazzurre, poteva vincere una formazione come l’altra, ma alla fine ha prevalso l'emozione, unica vincitrice della gara ma non solo. Da Inter-Atalanta di ieri emerge un primo quadro stagionale: gli allenatori di Serie A, privati di stelle quali Lukaku, Ronaldo e De Paul, stanno colorando i nostri weekend sciorinando nuove idee, più soluzioni e "soprattutto compare una voglia sempre più marcata di giocarsi le partite sino in fondo", risultato di un cambiamento epocale che vede tramontare "la speculazione di un tempo, ormai ridotta a una fetta davvero minoritaria di tecnici che non ha più presa nella grande maggioranza di allenatori moderni". 

Secondo Marani il grande merito va dato Gasperini e Inzaghi, diversi ma simili sul piano del lavoro, in entrambi i casi più che fruttuoso perché in campo come in cucina: "quando scarseggiano gli ingredienti servono idee e fantasia. Con cuochi pronti a inventarsi ricette diverse, grandi minestre per dare sapore al prodotto. La sfida di ieri a Milano ci ha ricordato che il calcio – con la sua spettacolarità - non è ancora cosa da soli ragionieri". 

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