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Marani: “Italia e giovani: miracolo Mancini, ma situazione desolante”

FLORENCE, ITALY - OCTOBER 08:  Matteo Marani during the FIGC Sponsor Day at Centro Tecnico Federale di Coverciano on October 8, 2019 in Florence, Italy.  (Photo by Marco Rosi/Getty Images)

Il giornalista analizza su Tuttosport la situazione relativa all'impiego di giovani italiani nelle squadre del massimo campionato

Alessandro Cavasinni

Matteo Marani, sulle colonne di Tuttosport, torna a mettere in primo piano il tema relativo alla difficoltà nel lanciare i giovani in Italia e, in generale, a dare spazio agli italiani nelle squadre di club di Serie A. "La notevole prestazione della Spagna a San Siro, con un’Italia temeraria nel resistere in 10 contro 11, ma in difficoltà di fronte a tecnica e dinamismo avversari, ha messo in mostra Gavi, classe 2004 giocatore del Barcellona - evidenzia Marani -. Noi ci siamo difesi a San Siro con due ragazzi del ’99 (Donnarumma e Bastoni, sostituto di Chiellini), e più avanti con due 1997 (Chiesa e Barella). Non consola che proprio Donnarumma e Barella siano nella lista dei 30 candidati al Pallone d’oro, merito della gestione Mancini. All’estero la generazione Z partecipa alla Champions, in Italia è ancora in Primavera".

"Ci ritroviamo con le squadre più anziane d’Europa e con la maggiore percentuale di stranieri in rosa - sottolinea Marani -. Basta fare un giro per i settori giovanili e la risposta è facile, desolante: molti club considerano tempo e soldi sprecati investirvi, altri hanno trasformato il domani in numeri da plusvalenze, non per custodire e far crescere il talento, bensì il bilancio. In molti casi mancano le strutture, persino i campi di allenamento, e in altre gli allenatori (mal pagati ovunque) puntano a vincere per riscuotere una panchina tra i grandi, non alla crescita dei singoli. In tutto questo, in modo miracoloso, l’Italia di Mancini ha conquistato l’Europa appena due mesi fa. Pescando tra il 34% di convocabili nei club di Serie A, cioè la percentuale degli italiani presenti, e addirittura dal 28% dei roster delle squadre impegnate nelle Coppe. Dicono che la vittoria sia servita da stimolo agli allenatori per giocare in modo più europeo e moderno. Auguriamoci serva ai dirigenti, anche qui pochi giovani, per capire che un movimento senza novità è fermo, condannato. Esattamente come quel Paese che ha i figli in casa dopo i 30 anni. Coincidenza che sia lo stesso?".

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