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Juve, dalla falsa partenza all’addio di Ronaldo: le parole del d.s. Cherubini

TURIN, ITALY - JULY 01: Juventus football director Federico Cherubini attends during a press conference at Allianz Stadium on July 1, 2021 in Turin, Italy. (Photo by Daniele Badolato - Juventus FC/Juventus FC via Getty Images)

Il successore di Paratici ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano torinese Tuttosport

Alessandro Cavasinni

Lunghissima intervista di Tuttosport a Federico Cherubini, colui che ha ereditato la poltrona di diesse juventino di Paratici passato al Tottenham. Ecco alcuni passaggi.

Buongiorno Cherubini, la Juventus ha iniziato il dopo Ronaldo dando l'impressione di aver girato pagina e aperto un nuovo capitolo. Riesce a spiegarci meglio qual è il progetto di medio termine nel quale inquadrare quest'estate di mercato e il nuovo corso bianconero?

"L'ambizione e la volontà è quella di mantenere una squadra competitiva, perché è il primo paletto del club, sempre. Ma attraverso un progetto diverso, che passerà da un ringiovanimento che cambierà, inevitabilmente, il volto della rosa. Se prima c'erano giocatori con un peso specifico e un background di spessore, nel nuovo corso ci sarà un valore potenziale che l'allenatore dovrà sviluppare, fermo restando che in queste due settimane abbiamo avuto 16 nazionali in giro. Restiamo molto competitivi e non cambiamo il punto di arrivo che è sempre la vittoria, ma con una strada differente".

Quanto è calcolato il rischio di non essere competitivo con una squadra di "giocatori di potenzialità" rispetto a una squadra di "giocatori pronti"?

"Beh, intanto la Juventus non ha una rosa di soli "potenziali", ma ha anche molti giocatori esperti come Chiellini, Bonucci, Danilo, Dybala, Morata, Cuadrado e lo stesso De Ligt che possono dare un contribuito di esperienza. Sono forse meno rispetto al passato, è vero, ma ci sono. E poi, quando parlo di "giocatori di potenzialità", non parlo di ragazzini, ma sono nazionali e hanno una dimensione internazionale riconosciuta. Certo, possono e devono fare uno step ulteriore. Insomma, se devo pensare alla Juventus del futuro, non penso a una Juventus di una squadra che alleva i talenti in chiave mercato, ma di una squadra che compete per vincere".

Andiamo al sodo, visto il progetto, nei prossimi due o tre anni non dobbiamo più aspettarci un grande colpo di mercato?

"Abbiamo un piano di investimenti per i prossimi anni e sappiamo già quanto potremmo spendere sul mercato. E sono convinto che potremo cogliere altre opportunità, ovviamente orientate al tipo di campagna acquisti che abbiamo condotto finora: giovani con grandi potenzialità e, possibilmente, italiani. Anche se bisogna essere cauti nel fare previsioni, bisogna capire che tipo di mercato tornerà quando si attutiranno definitivamente gli effetti della pandemia. Quest'anno c'è stato un mercato schizofrenico: a un problema economico globale, ci sono state risposte domestiche molto differenti, anche per circostanze differenti. È noto che la nostra politica sia quella del contenimento dei costi, compresi gli ingaggi".

Addio di Ronaldo, forse il tema dell’estate. Svolgimento di Federico Cherubini.

"Diciamo subito che margini per trattenerlo non ce n’erano. Certe decisioni non sono negoziabili e, in fondo, non sarebbe stato opportuno per il club, perché il club è più importante di qualsiasi cosa e rimarrà sempre, al di là dei giocatori. Quindi, per il bene del club era giusto concentrarci sul futuro e non trattenere Ronaldo. E la scelta di fronte alla quale ci siamo messi non era: esce Cristiano, come lo sostituiamo. Era: esce Cristiano, dobbiamo pensare ad anticipare un pezzo di futuro, quello che comunque avremmo costruito al termine di questa stagione, quando sarebbe scaduto il suo contratto. E così abbiamo fatto".

Su Ronaldo non avevate capito prima che sarebbe andato via?

"Noi nella settimana prima di Udine avevamo segnali chiari sulla sua permanenza, per dire...".

Eppure si sapeva da giugno che il suo agente Jorge Mendes stava lavorando per trovargli una sistemazione diversa dalla Juventus.

"Vero, ma con segnali diversi. Ovvero, con segnali che non c’erano prospettive. Non voglio essere ipocrita e dire che gestire la situazione Ronaldo il 28 di agosto sia stato piacevole, se fosse successo un mese prima sarebbe stato meglio per tutti. L’abbiamo gestita a tre giorni dalla fine delle trattative, ma l’unico rischio potenziale è stato che un giocatore come Kean non fosse disponibile nell’ultima settimana di mercato. Dicono: eh, ma la Juve non era pronta a sostituire Ronaldo, doveva cautelarsi prima. Rispondo: ci sono tempi che non si possono gestire, voglio dire: non tutti i giocatori aspettano fino al 31 di agosto in attesa di capire se Ronaldo va o resta".

L’inizio della stagione non è stato quello che vi aspettavate.

"Credo che ci siano stati dei fatti che hanno indotto a delle riflessioni. Per esempio: la Juventus che abbiamo in testa noi, se va sul 2-0 a Udine deve portare a casa la partita. Nella gara contro l’Empoli avevo ottime sensazioni nei primi venti minuti, poi il calcio è fatto di episodi, ma il gol dell’Empoli non può spegnere quei primi venti minuti. Quindi credo che sia qualcosa che non va bene, perché con settanta minuti da giocare la squadra doveva riprendere il filo dei primi venti. Non è successo: mille fattori fisici ed emotivi. Ora è compito dell’allenatore e della società individuare quali siano i meccanismi da sistemare per il futuro".

Argomento Dybala: è corretto l’ottimismo che si percepisce?

"Sì, credo di sì. In giro aumenta la tendenza a liberarsi a parametro e quasi tutte le squadre in Italia hanno qualche problema di rinnovo. Però sono tranquillo. Diciamo che, come per Locatelli, non mi interessa metterci un incontro in più se alla fine raggiungo un accordo soddisfacente. E c’è l’intenzione da tutte le parti di raggiungere un accordo soddisfacente. Non lo ordina nessuno che si debba chiudere al secondo incontro. Poi le parodie sui tanti pranzi con Carnevali mi hanno anche fatto sorridere".

Ultima domanda: è stato varato un aumento di capitale da 400 milioni. Che pensieri può fare un dirigente della Juventus davanti a questa decisione.

"È qualcosa che impone un alto senso di responsabilità. Bisogna avere rispetto di quello sforzo economico e di quei soldi. Ecco perché non mi sono mai posto e non mi porrò mai il problema di fare una riunione in più durante una trattativa, perché si va a parlare di investimenti che non sono miei, ma di un club che è stato sostenuto in modo importante dalla proprietà in questo momento delicato. Noi lavoriamo con questo senso di responsabilità e io mi trovo a mio agio in questo piano, tracciato dal presidente, e al quale è allineata tutta la dirigenza - Nedved, Arrivabene e il sottoscritto -, consapevoli del momento difficile per il nostro mondo. Avere atteggiamenti più leggeri sarebbe irrispettoso e sbagliato".

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