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GdS – Covid, calcio poco tutelato dallo Stato: abissale la differenza col cinema

COMO, ITALY - JULY 10: Nike Ball during the FC Internazionale training session at the club's training ground Suning Training Center at Appiano Gentile on July 10, 2021 in Como, Italy. (Photo by Mattia Ozbot/Inter via Getty Images)

L'inchiesta della Gazzetta dello Sport porta alla luce una sostanziale disparità di trattamento che penalizza il football italiano

Alessandro Cavasinni

La Gazzetta dello Sport, attraverso un'inchiesta pubblicata oggi, sottolinea la differenza di trattamento da parte dello Stato subita dal mondo del calcio rispetto a settori ugualmente colpiti dal Covid. "Le perdite dovute all’emergenza sanitaria hanno tolto al pallone 1,2 miliardi di euro. Una cifra enorme che ha messo in difficoltà tutti, dai club più piccoli ai colossi del massimo campionato - evidenzia la rosea -. E i risultati, basta dare una veloce occhiata al mercato della scorsa estate, sono evidenti. Il presidente della Figc Gabriele Gravina ha più volte nel corso dell’ultimo anno sollecitato il governo ad interventi di sostegno importanti. In un primo momento si era sperato di avere soldi a fondo perduto, sono arrivati solo i 56 milioni destinati a tamponi e sanificazioni (di cui 5 per squadre di Serie A). Poi le richieste hanno preso una nuova strada, quella degli aiuti indiretti, principalmente sotto forma di sgravi fiscali e rateizzazioni dei debiti. In questo senso qualcosa in più si è fatto: il provvedimento più importante è quello inserito, non senza fatica, nell’ultima Legge di Bilancio che allarga la sospensione e la rateizzazione dei versamenti fiscali e contributivi dei club professionistici, inizialmente prevista fino a dicembre 2021, anche ai primi quattro mesi del 2022. È stata poi concessa la possibilità di stipulare contratti di apprendistato “professionalizzante” tra i 18 e i 23 anni, riconoscendo i relativi sgravi fiscali ed è stata riconosciuta alle federazioni sportive nazionali, per gli anni 2022, 2023, 2024, la possibilità di reinvestire i cosiddetti “avanzi di gestione” in infrastrutture, sviluppo dell’attività giovanile e nella pratica sportiva per atleti con disabilità. A questo si aggiunge quello che la Figc, nelle richieste fatte al governo lo scorso luglio, aveva chiamato “fondo salvacalcio” e che è diventato poi un “fondo salvasport” perché allargato a tutto il mondo sportivo e che prevede la destinazione dello 0,5% sul totale della raccolta da scommesse relative a eventi sportivi di ogni genere verso un fondo per misure di sostegno. Gravina ha ringraziato pubblicamente il governo per quanto fatto, ma ci sono anche richieste al momento rimaste inevase. Il cinema ad esempio, dall’inizio della pandemia ha ricevuto ristori per 1069,5 milioni, così divisi: 875 milioni di fondi cinema 2020 e 2021 (ordinari e straordinari), 170 per contributi a fondo perduto, 24,5 di sostegni per la ripresa della programmazione, a cui si possono aggiungere i 90 per l’esenzione della seconda rata Imu 2020 e dell’Imu 2021 e 2022 per cinema e teatri. Giusto, anzi giustissimo, aiutare lo spettacolo, parte fondamentale della nostra cultura. Ma anche il calcio vuole - o meglio ha bisogno - della sua parte".

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