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Di Biagio: “Jorginho? Ancora oggi mi ricordano il ’98 o il 5 maggio”

3 Jul 1998:  Luigi Di Biagio of Italy hangs his head in despair after missing the crucial penalty as Fabien Barthez of France celebrates with his team mates after the World Cup quarter-final match at the Stade de France in St Denis.   Mandatory Credit: Doug Pensinger /Allsport

L'ex centrocampista dell'Inter: "Purtroppo certe cose te le porti dietro, il passato non si cancella"

Alessandro Cavasinni

"Ancora oggi mi fermano e mi parlano di quello tirato alto nel ‘98 o del 5 maggio 2002, non per dirmi 'Che bravo a segnare quello all’Europeo del 2000', oppure 'Ammazza, ma da centrocampista hai fatto 60 gol in Serie A'. Ma non mi dà fastidio, semmai mi dispiace non essere diventato campione del mondo: quello sì". Queste le parole di Gigi Di Biagio, intervistato dalla Gazzetta dello Sport anche per commentare l'errore dal dischetto di Jorginho contro la Svizzera.

E quando, in tribuna all’Olimpico, l’altra sera ha visto Jorginho andare a tirare, cosa ha pensato?

"Nessun pensiero, solo una sensazione da allenatore: osservavo Berardi così estraneo alla possibilità di calciare. Ma non mi sono detto: “Perché lui?”, non mi sono venuti in mente i suoi ultimi errori. Jorginho mi ha sempre dato e mi dà ancora una tranquillità incredibile".

Dunque dire che non doveva tirare lui è senno di poi?

"Non esiste: perché non doveva? Mancini aveva designato lui e forse un altro, Jorginho ha preso il pallone ed è andato: se lo fa uno dei candidati, tira lui".

Mancini ha detto: forse cambieremo rigorista. Decide l’allenatore o il giocatore?

"Ne parleranno: scelte così sono da condividere. E lo faranno".

Jorginho sarà tormentato per sempre come lei?

"Purtroppo certe cose te le porti dietro, il passato non si cancella: puoi aver segnato una marea di rigori, si ricorderanno gli errori. Succede ancora a me, e sono passati quasi 25 anni".

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