FC Inter News
I migliori video scelti dal nostro canale

rassegna

Borriello: “Juve, che batosta da Ronaldo! Ma pure l’Inter…”

VENICE, ITALY - SEPTEMBER 02: Marco Borriello attends the red carpet of the movie "The Hand Of God" during the 78th Venice International Film Festival on September 02, 2021 in Venice, Italy. (Photo by Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)

L'ex attaccante di Milan e Roma: "Per l’Inter vendere Lukaku e Hakimi è un segnale allarmante e conta poco che li abbia sostituiti bene"

Alessandro Cavasinni

Intervistato da Repubblica, Marco Borriello ha parlato di Nazionale e di Serie A. Ecco alcune sue dichiarazioni.

Borriello, riesce a vedere la Nazionale?

"Sempre. L’Europeo ci ha garantito un grande rispetto internazionale. Ha elevato l’autostima degli italiani, ma non nascondiamoci: il calcio italiano non sta benissimo. La Serie A non ha tutto questo appeal. La situazione politico-economica è quella che è e il Covid l’ha aggravata, abbiamo stadi fatiscenti, è inevitabile

che un grande calciatore preferisca altri campionati. Quelli più competitivi, o dove si guadagnano più soldi".

Kean è tornato in Serie A.

"Sì, ma non è un bel segnale se uno come Ronaldo decide di andare via: vuol dire che non ritiene più quella realtà adatta alla sua dimensione. La Juve ha preso una bella bastonata. Anche per l’Inter vendere Lukaku e Hakimi è un segnale allarmante: conta poco che li abbia sostituiti bene, è difficile ripetersi, quando ti

privi dei migliori".

Il caso più singolare è il Milan, che dagli addii non ha incassato nulla.

"È la squadra che mi sta più a cuore, insieme a Genoa e Roma. Hanno fatto operazioni da un punto di vista etico bellissime. Ma a farti vincere sono i campioni, se ti lasci sfuggire Donnarumma che è un fuoriclasse, o Calhanoglu e Kessié, anche se non campionissimi, competere diventa più difficile. Non la compri una Ferrari

se hai i soldi per una Volkswagen".

Soluzioni?

"Il tetto salariale in Europa, altrimenti le competizioni saranno sempre più sbilanciate. Non competi con società che hanno come proprietà uno Stato, come il Qatar o gli Emirati Arabi. Se hai due dei migliori portieri al mondo, Sergio Ramos, i migliori quattro attaccanti al mondo, alla fine vinci".

Qualcuno avrebbe voluto un calcio in cui le grandi giocassero solo tra loro.

"Io alla Superlega non ho mai creduto. Ci hanno provato, non ce l’hanno fatta e hanno fatto una figuraccia. Non ci credevano nemmeno i miei amici proprietari

dell’Ibiza né Radrizzani del Leeds. Il calcio è lo sport dei campionati nazionali, quelli che esaltano la passione della gente. Facciano pure una nuova Superchampions, ma il calcio è l’Atalanta che nelle logiche della Superlega non ci sarebbe ma poi arriva seconda".

tutte le notizie di