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Blanc: “Calciopoli impulso per lo stadio. Milanesi e Roma non ci sono riuscite”

PARIS, FRANCE - NOVEMBER 22: Jean-Claude Blanc General manager of PSG during the UEFA Champions League group B match between Paris Saint-Germain and Celtic FC at Parc des Princes on November 22, 2017 in Paris, France. (Photo by Catherine Ivill/Getty Images)

L'ex dirigente bianconero racconta la nascita dello Stadium, sottolineandone l'importanza per il club dopo la Serie B

Alessandro Cavasinni

Jean-Claude Blanc, ex dirigente della Juventus e oggi direttore generale delegato del Paris Saint-Germain, intervistato dalla Gazzetta dello Sport ripercorre le tappe che hanno portato il club bianconero alla costruzione dello stadio di proprietà e ne spiega tutti i vantaggi. "Un momento di grande emozione perché fu l’inizio di una nuova fase, e la fine di un processo di ricostruzione, dopo Calciopoli - racconta Blanc -. Lo stadio è simbolo della rinascita della Juventus, del lavoro svolto per riportala ai vertici. E in tempi da record: il cda varò il piano nel febbraio 2008, solo 18 mesi dopo la retrocessione. Fu un segnale di coraggio da parte della proprietà che dimostrava la determinazione di tornare ai massimi livelli con un nuovo impianto. Quello della Juve è un atto di rinascita di una squadra tornata in alto, più forte di prima".

Quindi senza la Serie B non ci sarebbe stato lo Juventus Stadium?

"Sarebbe stato uno stadio diverso. Inizialmente il Comune di Torino non autorizzò l’abbattimento del Delle Alpi. Il progetto, molto più complesso, allora era di costruire uno stadio nello stadio, dentro al Delle Alpi. Calciopoli diede l’impulso alla proprietà, la candidatura dell’Italia all’Euro 2016 spinse poi l’allora sindaco Sergio Chiamparino a considerare un nuovo impianto, anche più bello, simbolo per la città".

Lo stadio è costato circa 150 milioni di euro per 41mila posti: un buon affare?

"Nell’ultimo decennio in Europa solo lo stadio del Tottenham da 60mila posti è un progetto apprezzabile, ma è costato più di un miliardo. Con Giovanni Cobolli Gigli abbiamo fatto un buon lavoro. Sfruttammo anche la crisi finanziaria internazionale del 2008. Il costo delle materie prime, in particolare dell’acciaio, era ai minimi storici. E c’era fame di lavoro. Oggi tutto è molto più caro".

Lo Stadium però non ha innescato altri progetti in una Serie A che ne avrebbe bisogno.

"A parte l’Udinese, non ci sono altri esempi. Inter, Milan, Roma non ci sono riusciti. Quando tutto è finito sembra facile, ma non è così. Noi l’abbiamo fatto in soli tre anni. Oggi in Europa sarebbe impossibile per chiunque".

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