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Wenger: “Mondiale ogni due anni evoluzione necessaria. ESL? C’è una differenza”

ZURICH, SWITZERLAND - DECEMBER 17: Arsene Wenger reacts while awarding The Best FIFA Women's Coach award to Sarina Wiegman during the The Best FIFA Football Awards on December 17, 2020 in Zurich, Switzerland. (Photo by Valeriano Di Domenico - Pool/Getty Images)

Il direttore dello sviluppo del calcio globale FIFA: "La tradizione non dovrebbe significare rimanere immobili"

Mattia Zangari

Il Mondiale ogni due anni "non è rivoluzione, piuttosto un’evoluzione necessaria". A dirlo è il promotore del progetto Arsene Wenger, direttore dello sviluppo del calcio globale FIFA, in un'intervista concessa al Corriere della Sera. 

Cerchi di convincere un suo collega di Premier o di A della bontà del progetto che porta al Mondiale biennale.

"La mia proposta è di raggruppare le qualificazioni in una o due finestre internazionali, invece delle cinque attuali. In questo modo ci sarebbero meno interruzioni e i giocatori rimarrebbero al loro club per quasi tutta la stagione. Come manager di club avrei firmato immediatamente per questa proposta".

Come si può preservare l’importanza della storia della Coppa del Mondo?

"La tradizione non dovrebbe significare rimanere immobili, ma piuttosto concentrarsi sull’essenza del gioco. L’attuale sistema, con il Mondiale quadriennale è stato stabilito quasi cento anni fa. Aveva senso allora, soprattutto a causa dei viaggi, ma i tempi sono cambiati. Il Mondiale 2026 sarà a 48 squadre. Con più Nazionali nella fase finale non ha più senso avere lunghe qualificazioni distribuite nell’arco di due anni".

La Coppa del mondo biennale avrebbe lo stesso peso?

"Sì, sarà ancora la Coppa del Mondo: le migliori squadre nazionali che si sfidano in una competizione a eliminazione diretta. Sarà sempre l’apice della carriera di un giocatore e la più grande fonte di passione per i tifosi. Questa tradizione ci sarebbe ancora. E in realtà voglio darle più spazio".

Perché un’accoglienza così dura da parte della Uefa?

"Posso capire le critiche, ma penso che alcune persone reagiscano senza vedere il quadro completo. Pensano che stiamo proponendo più partite, ma con la mia idea ci sarebbero meno gare. E più significative".

Superlega.

"C’è una differenza fondamentale: il mio obiettivo non è quello di creare un negozio chiuso ed esclusivo, ma di rendere il calcio più inclusivo, dando più opportunità a tutti i Paesi di tutte le regioni di competere ai massimi livelli. Delle 211 associazioni della Fifa, 133 non hanno mai partecipato a un Mondiale. Se l’organizzassimo in modo più regolare, avrebbero più possibilità di partecipare. Ho letto proposte di riforma per la serie A: alcune idee assomigliano alle mie — meno partite, ma più significative — . Quindi non sono l’unico che sta riflettendo sull’argomento".

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