(ANSA) - LONDRA, 15 OTT - La "famiglia del calcio" deve dichiarare guerra ai razzisti, ma anche i governi "devono fare di più" per affrontare "un flagello" che si riteneva debellato e che invece col diffondersi "dei nazionalismi in Europa" è stato di nuovo alimentato: lo ha dichiarato il presidente della Uefa Aleksander Ceferin, commentando quanto successo ieri sera a Sofia. L'incontro di qualificazione a Euro 2020 tra Bulgaria e Inghilterra è stato sospeso due volte a causa degli insulti razzisti all'indirizzo dei giocatori inglesi di colore.

"Fino a non molto tempo fa, la famiglia del calcio pensava che la piaga del razzismo fosse un ricordo lontano - le parole del numero uno del calcio europeo contenute in una nota ufficiale -. Gli ultimi due anni ci hanno insegnato che un pensiero del genere era quanto meno compiacente. L'ascesa del nazionalismo in tutto il continente ha alimentato comportamenti inaccettabili e qualcuno ha pensato bene che lo stadio fosse il posto giusto per dar voce a queste orrende convinzioni.

In qualità di organo di governo, so che non vinceremo mai un concorso di popolarità, ma alcune dichiarazioni sull'approccio della UEFA nella lotta al razzismo sono state decisamente fuori luogo. La UEFA, in collaborazione con la rete FARE (Football Against Racism Europe), ha istituito un protocollo a tre fasi per identificare e contrastare le condotte razziste durante le partite.

Le sanzioni imposte ai club e alle federazioni quando si verificano episodi di razzimo nelle partite organizzate dalla UEFA sono tra le più dure nel mondo dello sport. La sanzione minima è la chiusura parziale dello stadio, che costa centinaia di migliaia di euro in profitti alla squadra di casa e ne stigmatizza i tifosi.

La UEFA è l'unico organo calcistico a squalificare un giocatore per 10 partite per condotta razzista: si tratta della punizione più severa in questo sport. Credetemi, la UEFA si impegna a fare tutto quello che può per eliminare questo problema dal calcio. Non possiamo permetterci di accontentarci e dobbiamo lottare sempre per rafforzare la nostra determinazione.

In un contesto più ampio, tutta la famiglia del calcio – dagli amministratori ai giocatori, dagli allenatori ai tifosi – deve lavorare con i governi e le ONG per fare guerra ai razzisti e marginalizzare le loro idee ripugnanti. Da sole, le federazioni non possono risolvere il problema. I governi devono fare di più in questa area. Solo lavorando insieme nel nome della decenza e dell'onore faremo progressi" 

Sezione: News / Data: Mar 15 Ottobre 2019 alle 22:29 / Fonte: ANSA
Autore: Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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