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Thuram: “Ci sono giocatori che non capiscono la problematica del razzismo”

Thuram: “Ci sono giocatori che non capiscono la problematica del razzismo”

L'analisi dell'ex difensore: "In Italia spesso ci sono problematiche razziste, io sono arrivato nel 1996 e siamo nel 2021 e nulla è cambiato"

Niccolò Anfosso

Fare la guerra al razzismo: l'intenzione di Lilian Thuram è inequivocabile e apodittica, nel senso più logico dell'espressione, perché non può subire una contraddizione empirica. L'ex difensore tira dritto perseverando nel pensiero umanitario, parlandone ai microfoni de La 7: "C'è gente che vuole cambiare la società - spiega -, ma deve capire che non si giudica la gente dal colore della pelle e dalla religione di riferimento. C'è una battaglia ideologica che va combattuta con forza assoluta. In Francia hanno normalizzato l'epiteto razzista e questo è pericoloso, e lo diventa ancora di più se noi non facciamo il massimo per opporci."

La riflessione si discosta leggermente su un apparato specifico, quello del gesto simbolico di inginocchiarsi che all'Europeo ha scisso squadre, dirigenti e giocatori, arrivando a dividere perfino l'opinione pubblica corrente: "Prima di tutto credo che il gesto simbolico utilizzato agli Europei fa capire che alcuni giocatori non comprendono l'immagine della battaglia, il fanno di non mettersi in ginocchio è un atto politico, significa che non ti frega la battaglia contro l'ingiustizia. Bisogna parlare ai giocatori: a me, ad esempio, piace il capitano del Liverpool (Henderson, ndr), che sostiene che bisogna inginocchiarci per far capire alla gente, denunciare la minaccia, perché se non ti inginocchi e pensi di essere neutro le cose continueranno".

Da noi il problema è ormai alle radici: "In Italia spesso ci sono problematiche razziste, io sono arrivato nel 1996 e siamo nel 2021 e nulla è cambiato, i giocatori bianchi hanno un potere incredibile per far cambiare la mente. Ho fiducia ma credo che siamo su una strada sbagliatissima: bisogna considerare il noi come essere umano, uscendo dalla neutralità e riflettere su un futuro più giusto.

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