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Sacchi: “Non mettiamo alla sbarra Mancini. Ecco cosa è successo all’Italia”

Sacchi: “Non mettiamo alla sbarra Mancini. Ecco cosa è successo all’Italia”

Le considerazioni dell'ex c.t. azzurro sul momento della Nazionale di Mancini

Alessandro Cavasinni

"Non meravigliamoci più di quanto sta succedendo ai nostri Azzurri. Mancini ha ereditato una Nazionale che non si era qualificata per il Mondiale e giocatori italiani componenti di squadre “rinforzate” dagli stranieri erano 10/11 anni che non vincevano nulla a livello internazionale. Attualmente gli stranieri sono la maggioranza, più o meno il 70% dei giocatori. Quindi Roberto poteva scegliere solo su un 30% e per di più non un blocco che avrebbe facilitato il suo lavoro". Lo scrive Arrigo Sacchi stamane sulla Gazzetta dello Sport, tornando sul ridimensionamento dell'Italia, costretta ai playoff per accedere ai Mondiali.

"Roberto ha iniziato a lavorare con un gruppo di ragazzi fra cui molti sconosciuti o non titolari, ha dimostrato coraggio ed idee. La Nazionale ha sorpreso subito iniziando a vincere giocando un bel calcio - sottolinea Sacchi -. Quindi un vero miracolo calcistico ha permesso al c.t. e ai suoi ragazzi di laurearsi campioni d’Europa con merito, bellezza e armonia. Hanno battuto tutti i record, hanno divertito e sono cresciuti. Hanno giocato un football corale come raramente si era visto in questo Paese. Poi il crollo, lo splendido collettivo che divertiva e vinceva ora non diverte più e tanto meno vince, anche contro nazionali di scarso valore".

Cosa è successo? "Il calcio non è un sistema di gioco ma una filosofia che per vincere non può disconoscere i valori: la motivazione, la generosità, la passione, l’entusiasmo, la modestia, il correre, il sacrificarsi per i compagni, l’intelligenza che è molto più importante dei piedi. Disporre di un collettivo con intelligenza permette di avere atleti maturi ed affidabili - spiega l'ex. c.t. azzurro -. Purtroppo il nostro calcio è ancora lo specchio di una società vecchia, in crisi economica, culturale e morale, in recessione, con scarsa progettualità che punta tutto sul singolo, sullo straniero e sulla forza per rimediare ad una povertà di idee. Non mettiamo alla sbarra Mancini e i suoi ragazzi a prescindere dai risultati, loro hanno cercato di uscire dalla nostra mediocrità con il coraggio e la volontà di tutti. Ci sono riusciti nonostante il Paese vecchio che, in generale, interpreta il football uno sport individuale e invoca il singolo che si metta sulle spalle la squadra. Non è così, gli Azzurri hanno vinto finché sono stati squadra nello spirito e generosità e tutti 11 hanno interpretato un football ricco di innovazione e futuro. Roberto si qualificherà ma per riuscirci dovrà valutare quali posseggono i valori per essere un collettivo di professionisti che giochino per e con la squadra a tutto tempo, dando tutto se stessi. Senza etica non c’è squadra e non c’è crescita".

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