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Lenin e sceriffi. Viaggio in Transnistria

Lenin e sceriffi. Viaggio in Transnistria

Viaggio nella terra casa dello Sheriff, dove l'Inter si giocherà una buona fetta di qualificazione agli ottavi di Champions League. Servizio a cura di Matteo Arrigo

Redazione FcInterNews

I giornali la definiscono “la striscia di Gaza dell’Europa”, la Farnesina ne sconsiglia la visita, i film la dipingono come uno stato senza regole rifugio di criminali: la Transnistria, un lembo di terra ai margini dell’Europa dell’est, stretta tra l’Ucraina e la Moldavia, nazione quest’ultima dalla quale si è separata autoproclamatasi indipendente subito dopo lo scioglimento dell'Urss, uno stato che esiste ma non viene riconosciuto. A livello politico fa l’occhiolino a Mosca, che qui a quanto pare conserva arsenali militari e gestisce contrabbandi, trasformandolo in un rifugio della mafia russa in cui regnano affari illegali e prostituzione. Un legame torbido quello con il Cremlino che la tratta come fosse l’ultima delle amanti. Nell’immaginario mondiale rappresenta una sorta di terra di nessuno che deve ancora accettare la fine del comunismo, un museo a cielo aperto di simboli sovietici. In Italia, buona parte della sua cattiva fama la deve allo scrittore Nicolai Lilin, autore del best-seller Educazione Siberiana, ambientato proprio a Benderi, seconda città della Transnistria. Nel romanzo viene dipinto un sottobosco criminale fatto di traffici illeciti, gestito da clan spietati di origine siberiana, dal libro è stato tratto anche un film, diretto da Gabriele Salvatores.

Rappresentazione romanzata? Stereotipi amplificati? Siamo andati a scoprire cosa c’è di vero.

TIFO E ALCOOL FAI DA TE - Ci accoglie una città vestita d’autunno, Chisinau, la capitale della Moldavia, una nazione tra le più povere d’Europa. Solo una guerra ormai dimenticata, era riuscita a far parlare di questo stato disperso nella cartina geografica. La Moldavia e la Transnistria sono passati di recente alla ribalta della cronaca italiana ed europea, grazie alla potenza del calcio, in questa edizione della Champions League è riuscita a qualificarsi per la prima volta una squadra Moldava, lo Sheriff Tiraspol. Il team in realtà è la squadra dello stato “de facto” indipendente, ma pur essendo straniera gioca nel campionato moldavo, dominandolo, avendo vinto 19 campionati su 24 disputati. Dopo le clamorose vittorie nelle prime due partite, tra le quali quella inimmaginabile contro il Real Madrid, lo Sheriff affronta l’Inter nella partita d’andata del girone. La luce delle tv illumina lo stretto seminterrato del pub, l’ambiente è impregnato dall’odore di alcool e umidità. Fischio d’inizio. I pochi tavoli sono occupati da ragazzi solitari, che siamo italiani lo hanno già capito tutti. L’Inter passa in vantaggio, qualcuno fa volare una birra. Dopo pochi minuti il pareggio del Tiraspol, parte una sirena, suona una campana, ancora birre per terra. La partita è combattuta, in una preoccupazione emotiva non giustificata, guardiamo la tv senza la minima reazione, mangiando alette di pollo all’odore di aglio. I minuti scorrono con altri due gol dell’Inter, tra la rassegnazione dei clienti del pub la “favola” della squadra dello stato indipendente, incassa la prima sconfitta europea. Ora che gli animi sono più sereni cerco di intavolare una conversazione con il ragazzo al bancone, in pochi parlano l’inglese, non sono abituati a vedere turisti stranieri. “Perché tifate il Tiraspol anche se non è un club moldavo?” Marius riempie il bicchiere e mi allunga un digestivo prodotto da lui: “Perché gioca nel nostro campionato, e perché ci piace tifare”. Il calcio rappresenta uno dei pochi motivi di svago per questa gente, abituata solo a lavorare. “Domani andrò a Tiraspol, cosa mi dici?” – “E’ una città grande e bella”. “Mulțumesc”, lo ringrazio nella sua lingua, “Bravi ragazzi, complimenti”, mi risponde in italiano. Tiro giù l’ultimo infernale sorso di liquore.

OLTRE IL FIUME DNESTR - Ci spingiamo ancora di più ad est, la strada scorre al centro di una distesa di campi piatti, l’asfalto è irregolare. Al noleggio dell’auto abbiamo firmato una liberatoria e pagato una cauzione per poter accedere con il veicolo in Transnistria. In una sosta caffè incontriamo Adrian, ci racconta di sua sorella, trasferitasi in Italia a Pieve di Sacco dove lavora come badante, molte donne praticanti questo mestiere In Italia provengono dall’est. Al riparo sotto un telo un carrarmato fermo. Un soldato moldavo in uniforme sonnecchia stanco nel calore di un autunno che non arriva, alza la testa appena, rallentiamo per capire il da farsi, ci guarda da sotto il cappello mentre la nostra auto passa attraverso il varco. Il posto di blocco moldavo in pratica non esiste, le guardie annoiate semplicemente fanno da comparsa. Il ponte sul fiume Dnestr, confine geografico di questa separazione, ci porta sulla parte Transnistrica, davanti a noi si fa sempre più vicino il blocco di confine. La barriera da questo lato è chiusa e presidiata da più soldati. Scendi dalla macchina, apri il bagagliaio, passaporti, perché volete andare in Transnistria? un misto di russo ed inglese stentato. 65 Lei moldavi (3 euro e 50) per l’ingresso, una “tassa” non riconosciuta. Il siparietto che ne esce fuori è qualcosa di mai visto ad un confine di stato, abbiamo solo 200 lei, non hanno resto da darci, chiediamo se possiamo pagare in euro, concordiamo per 5 euro e la concessione di tenere il resto. Ci viene rilasciato una sorta di tagliando, un visto di transito a tempo della durata di 10 ore, entro le 23 dovremo essere di nuovo fuori.

SCERIFFI PADRONI - La prima cosa che s’incontra arrivando a Tiraspol è il grande arco dello stadio con la stella simbolo della Sheriff, club fondato da due ex agenti del KGB. La società vanta un centro sportivo inimmaginabile, una cittadella da far impallidire metà delle società del resto d’Europa. Tre stadi, il principale dalla capienza di quattordicimila posti, venti campi in erba, una foresteria, una piscina, palestra e un punto shop. Al cancello di guardia incontriamo Sergey, vive a Benderi insieme ai genitori. Ha lavorato quattro anni in Italia come muratore, poi ha deciso di tornare a casa: “Lo stipendio medio in Moldavia è di circa 500 euro, qui in Transnistria parliamo invece di 300. Molti giovani sono partiti dalla Moldavia per andare a lavorare in Europa, li si vive meglio, ma io qui ho la mia famiglia, mi sento ricco così”. Sergey lavora oggi per la "Sheriff", società che oltre alla squadra di calcio, pone il suo marchio su carburante, ristorazione, distillerie, tabacco, pubblicità, editoria. Una holding che genera in pratica quasi tutti i movimenti di denaro del piccolo stato.

LENIN SI E' FERMATO A TIRASPOL - Tiraspol è una città pulita e accogliente, fatta di gente educata e cordiale. Il mercato ortofrutticolo trabocca di odori e corpi, da dietro le vetrine dei negozi splendide ragazze ci osservano incuriosite. In Transnistria si parla principalmente il russo, vi è una moneta propria e la sua bandiera è l'unica a fare ancora sfoggio di falce e martello. In città vi troverete fra i monumenti comunisti di eroi lanciati in avanti, carrarmati accanto alle croci ortodosse, lastre di marmo con i nomi dei caduti nelle guerre. Fino a questa terra si spingono solo i nostalgici dell’epoca sovietica o i viaggiatori con lo zaino in spalla in cerca di storie di criminali da portare a casa. La Transnistria non è pericolosa, è un posto come tanti dove le statue comuniste semplicemente non sono state abbattute, forse perché non hanno lo stesso peso ideologico che ne diamo noi, o semplicemente ricordano un’epoca che non esiste più e le persone ne sono affezionate. La memoria di un popolo passa anche dai simboli. La Transnistria è un luogo dove la gente vive ancora nei palazzoni di architettura sovietica, guida Suv moderni e cigolanti Lada colorate. I busti di Lenin si alternano alle insegne dei grandi marchi e alle luci a led. Ne viene fuori una separazione che quasi non esiste, l’immagine lontana fatta di stereotipi quasi scompare. Attraversando il fiume per tornare a Chisinau, sembra di uscire fuori da una dimensione sospesa, questa terra mi diventa quasi un amico affettuoso, da un viaggio così si torna a casa arricchiti dall’interazione con la genuinità. Il fazzoletto in testa della signora che ci ha servito pollo fritto e patate, le mani delle donne al mercato, gli adolescenti che si baciano nel parco e i bambini che lanciano le briciole di pane alle anatre. L’interesse verso questo strano stato sta proprio qui, nel conservare una dimensione ferma nel tempo della normalità.

Matteo Arrigo

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