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Gotti critico: “La Serie A non va oltre il suo naso. Serve visione sul futuro”

UDINE, ITALY - MAY 08: Luca Gotti, Head Coach of Udinese Calcio looks on prior to the Serie A match between Udinese Calcio  and Bologna FC at Dacia Arena on May 08, 2021 in Udine, Italy. Sporting stadiums around Italy remain under strict restrictions due to the Coronavirus Pandemic as Government social distancing laws prohibit fans inside venues resulting in games being played behind closed doors. (Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

L'allenatore dell'Udinese: "Super League? La cosa inaccettabile era la rimozione del merito sportivo"

Christian Liotta

Raggiunto dai microfoni di Goal.com, il tecnico dell'Udinese Luca Gotti, che conosce l'ambiente Premier per essere stato anche vice allenatore al Chelsea, detta la sua ricetta per provare a risollevare le sorti del calcio italiano: "Penso che sia necessario che la dirigenza della Lega e tutti i nostri presidenti di club si accordino su un piano a lungo termine. Ci vuole una visione per il futuro, che copra i prossimi cinque-otto anni, che ci permetta di colmare il divario economico con i club più ricchi. La Premier League ha raggiunto un livello economico con cui la Serie A attualmente non può competere. Ci manca un certo standard di eccellenza e questo è spesso il risultato della nostra miopia. Non vediamo oltre il nostro naso: le risorse nel calcio italiano sono sempre più concentrate su la sommità della piramide".

Gotti esprime le proprie critiche anche sulla deriva che ha preso il nostro pallone: "Prima c'era un movimento di denaro tra Serie A, Serie B e Serie C. Tuttavia, poi abbiamo visto svilupparsi un grande divario tra Serie B e Serie A. Gli accordi televisivi hanno finito per mettere più soldi nelle mani di meno club. Quindi ora, anche all'interno della Serie A, l'élite è quasi del tutto distaccata dal resto. La tendenza è vecchia, la Super League è stata solo l'ultimo passo in questa direzione. Quello che però era del tutto inaccettabile per tutti noi questa volta, è stata la rimozione del principio fondamentale del merito sportivo: l'idea che la partecipazione, la promozione e la retrocessione si debbano decidere sul campo". 

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