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Ferrante: “Belotti, annate figlie della squadra. Inter? Milano non è Torino”

FLORENCE, ITALY - JULY 09: Andrea Belotti of Italy in action during Italy training session at Centro Tecnico Federale di Coverciano on July 09, 2021 in Florence, Italy. (Photo by Claudio Villa/Getty Images)

Parla l'ex attaccante, un passato anche nell'Inter

Redazione FcInterNews

Marco Ferrante, vecchia gloria granata con un passato anche nell'Inter, ha commentato per Tuttosport quanto sta accadendo ad Andrea Belotti, partendo dalle parole pronunciate di recente da Ivan Juric. "Penso che le sue siano parole giuste, piene di significato. Belotti è un giocatore imprescindibile, ma nessuno deve convincerlo a restare. Deve partire dalla sua testa, io penso possa rimanere: può superare sia me che Pulici in termini di gol e glielo auguro di cuore, non gli manca nulla. Ma ovviamente ci sono sirene che lo possono portare altrove. Se vuole rimanere deve farlo con la testa giusta, perché lui è il leader del gruppo ed è diventato il simbolo della Torino granata. Juric ovviamente spera che il Gallo possa restare: iniziare la stagione con lui in attacco significa avere già una base forte".

Secondo Ferrante, "il suo rendimento è ovviamente figlio della situazione di squadra, non ha mai navigato in acque tranquille. Un giocatore alla lunga si stufa, lottare sempre per non retrocedere è difficile, per un attaccante. Le palle gol diminuiscono e il nervosismo aumenta. Ma Belotti non si discute, è sempre almeno da 6 in pagella. Ha grande spirito di sacrificio".

Ferrante racconta anche della sua esperienza all'Inter. "Io lì ci sono stato: nel 2001 i nerazzurri scelsero me e non Romario perché l’anno prima feci una valanga di gol in Serie A, conoscevo meglio il calcio italiano. Ero pronto, ma Milano non è Torino. E anche altre grandi squadre sono così: si vuole tutto e subito. Belotti deve essere consapevole di questo rischio: lui al Toro è un leader e conosce pregi e difetti di tutti, sa come muoversi. Da altre parti, anche in una big, dovrebbe iniziare tutto da capo. E’ un bivio fondamentale della sua carriera".

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