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Collina: “La Var funziona, ma va perfezionata. Il suo utilizzo va uniformato”

LONDON, ENGLAND - SEPTEMBER 24:  Former referee Pierluigi Collina arrives on the Green Carpet ahead of The Best FIFA Football Awards at Royal Festival Hall on September 24, 2018 in London, England.  (Photo by Dan Istitene/Getty Images)

L'ex arbitro italiano parla anche dei falli di mano: "Se punissimo solo gli atti volontari, i rigori sarebbero pochissimi"

Raffaele Caruso

"Un giudizio sulla Var? Estremamente positivo. Nel 2014 partecipai alla prima riunione in cui venne discussa l’opportunità di dotare l’arbitro di un supporto tecnologico. È uno strumento che sarà sempre più utilizzato. Perciò ne semplificheremo l’utilizzo, riducendone i costi e le persone coinvolte".

Pierluigi Collina, ex arbitro italiano, promuove la tecnologia nel calcio a disposizione della classe arbitrale, anche se il suo utilizzo ha qualcosa da rivedere. "In Italia sicuramente il ricorso alla Var va perfezionato: è come un bambino che ha imparato a camminare, non ancora a correre - ha aggiunto -. L’obiettivo è quello di uniformare il suo utilizzo dappertutto. Davanti a una regola che si presta a essere interpretata, l’uniformità è difficile, soprattutto quando chi interpreta viene da esperienze calcistiche diverse. La tecnologia serve anche a ridurre la difformità di giudizio".

"Se noi punissimo solo gli atti volontari, i rigori sarebbero pochissimi. Chi è il giocatore che colpisce volontariamente il pallone nell’area di rigore? Proprio per questo è stata cambiata la regola: prima la volontarietà era la conditio sine qua non, invece è solo una delle condizioni che rendono punibile il contatto tra mano o braccio e pallone - aggiunge Collina sui falli di mano -. La più ovvia e banale. Ma ci sono altre situazioni dove non c’è dolo, ma colpa. E anche quella va sanzionata. La colpa nasce quando le braccia sono in una posizione che non è giustificata dal movimento del calciatore".

Collina chiude ricordando un aneddoto di campo che riguarda anche i nerazzurri. "’Inter-Juve del ’97 con Hodgson, allenatore dei nerazzurri. Mi sembrò una cosa naturale spiegargli il perché di una decisione atipica. Un gol segnato dall’Inter era stato inizialmente convalidato dall’assistente e solo dopo aver sentito la sua spiegazione, colpo di testa di un difensore, avevo capito che non aveva visto quello che per me invece era chiaro, e cioè che era stato Zamorano a colpire il pallone verso Ganz, che quindi era in fuorigioco quando aveva segnato. Ho sempre pensato che il miglior modo per far accettare una decisione sia spiegarla ed è quello che feci. Prima con Bergomi in campo e poi con Hodgson, che dandomi la mano mostrò a tutti di aver capito".

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