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Carraro: “Il calcio va aiutato. Se necessario si studino nuove regole”

ROME, ITALY - FEBRUARY 22: Franco Carraro attends the FIGC Elective Assembly at Cavalieri Waldorf Astoria Hotel on February 21, 2021 in Rome, Italy.  (Photo byMarco Rosi/Getty Images)

L'ex presidente di Figc e Coni risponde sulla questione Covid che ancora una volta sta investendo il mondo del calcio

Egle Patané

Franco Carraro, ex presidente della FIGC e del CONI, intervistato dal Corriere della Sera, ha risposto sull'emergenza Covid che ancora una volta sta investendo il mondo del calcio. "Ben venga la decisione del governo di aprire un tavolo di lavoro dove si affrontano emergenze e problemi dello sport. Si cominci pure col calcio, ma le attenzioni e le soluzioni da trovare devono essere rivolte a tutto lo sport, sapendo che le esigenze sono diverse per ogni disciplina".

Il calendario della serie A è sconvolto, l’intervento delle Asl condiziona lo svolgimento del campionato. Come mettere ordine?

"Il calcio, come ogni altro sport, va aiutato. Si decida chi deve decidere. Dobbiamo dare dei principi, se è necessario studiare nuove regole lo si faccia. Si può partire dalla serie A, ma poi bisogna adottare le stesse regole per gli altri campionati e per tutti gli altri sport professionistici, avendo cura anche dello sport paralimpico. Con degli adattamenti, degli adeguamenti: gli stessi principi, i medesimi meccanismi devono soddisfare condizioni e numeri diversi. Se lo sport, per esempio il calcio, necessita di nuovi protocolli, si lavori in questa direzione".

Contestato il protocollo abbozzato dalla Lega di serie A che prevede partite e squadre in campo decimate da positivi: che ne pensa, lei ha diretto Lega e Federazione?

"Anche a me simile impostazione sembra impropria, non mi convince la formula che impone di scendere in campo a squadre che abbiano almeno 13 giocatori della formazione titolare e della Primavera. Singolare poi che si faccia riferimento ad “almeno un portiere”. Va studiato e migliorato il protocollo che porta a giocare o a non giocare una partita".

Lo sport ha ritmi infernali.

"Faccio un esempio: se la Lega ha stabilito che Inter e Juve giocassero il 12 gennaio la Supercoppa, significa che ne ha discusso con le società, con la Federcalcio, col Coni e con le autorità competenti. L’attività sarà frenetica, resa complessa dal Covid, ma non ci si dimentichi di consentire a Mancini di preparare come si deve le due partite che porteranno l’Italia al Mondiale».

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