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Rummenigge: “Inter, Bayern e… Strunz: tutti amavamo Trap. Oggi FFP da rifare”

MUNICH, GERMANY - MAY 22: Karl-Heinz Rummenigge, CEO of FC Bayern München looks on prior to the Bundesliga match between FC Bayern Muenchen and FC Augsburg at Allianz Arena on May 22, 2021 in Munich, Germany. After the Bavarian cabinet decided on first relaxations for outdoor events, the current Corona situation allows FC Bayern to have its last match of the season in front of 250 spectators in the Allianz Arena. Of these, 100 tickets are given to people from the health sector selected by the Ministry of Health. (Photo by Alexander Hassenstein/Getty Images)

Il presidente onorario dell'ECA parla anche della Superlega: "Una copia dello sport americano, nel calcio europeo non può funzionare"

Daniele Alfieri

"Quando sono arrivato in Italia ero curioso di conoscere la vita, la cultura, la gente, e dopo qualche settimana ho capito di aver fatto una scelta molto buona". Karl-Heinz Rummenigge si racconta ai microfoni di 'Dribbling' su Rai 2. E da presidente onorario dell'ECA ribadisce la sua visione sul movimento calcistico europeo: "Il calcio negli ultimi anni è uscito dalla via buona. Ognuno di noi voleva vincere a tutti i costi e abbiamo speso il mondo alla ricerca del successo. Bisogna rifare un Financial Fair Play gestito dalla UEFA e in modo serio e solido. Nel calcio nessuno dice 'basta', tutti vogliono andare avanti e anche la stampa e i tifosi chiedono di investire continuamente per ottenere più successi possibile. L'industria del calcio è l'unica nel mondo che perde soldi, guardiamo i bilanci del Barcellona o della Juventus che ha perso più di 400 milioni negli anni passati. Dobbiamo intervenire in modo intelligente, perché se andiamo avanti così il danno si moltiplica e diventa ingestibile. La Superlega è una copia dello sport americano, ma nel calcio europeo non può funzionare. Credo che dobbiamo avere le competizioni aperte alle squadre che si qualificano grazie al risultato ottenuto sul campo".

Poi si ritorna all'Inter e al suo rapporto speciale con Trapattoni: "Ho conosciuto Giovanni nell'ultimo mio anno in nerazzurro, una stagione non semplice perché ho avuto problemi muscolari a una gamba. Alla fine è stato lui a decidere che il mio contratto non sarebbe stato rinnovato. Per me è stato difficile da accettare. Poi anni e anni dopo l'ho chiamato e gli ho chiesto se pensava di poter essere l'allenatore del Bayern. Siamo andati io, Beckenbauer e Hoeness a Milano a incontrarlo, abbiamo pranzato insieme con lui e con la moglie Paola, lui mi ha chiesto di parlarmi a quattr'occhi nel suo soggiorno, lì mi ha detto: "Non capisco, sono stato io a negarti il rinnovo del contratto, adesso mi chiedi di andare al Bayern". Io gli ho spiegato: "Quando tu hai preso quella decisione io avevo il tendine d'Achille rotto, quindi dovevo restare fermo cinque-sei mesi: ho capito la tua scelta, non ti preoccupare. È stata dura lasciare l'Italia in quel periodo, ma ora la situazione è diversa. Crediamo che tu sia la soluzione giusta per allenare il Bayern". Giovanni mi è rimasto nel cuore e la gente lo amava, perché lui è più tedesco dei tedeschi. Poi c'era il numero di "Strunz" che faceva ridere anche in Germania, non solo in Italia. Lo amavano tutti perché aveva dato un calcio nel c... a un giocatore che aveva fatto delle dichiarazioni alla stampa che non andavano fatte".

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