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I tiri mancini, l’intruso e la reazione (commovente) al destino

GENOA, ITALY - SEPTEMBER 12:  Lautaro Martinez of FC Internazionale celebrates after scoring the goal during the Serie A match between UC Sampdoria and FC Internazionale at Stadio Luigi Ferraris on September 12, 2021 in Genoa, Italy. (Photo by FC Internazionale/Inter via Getty Images )

Gran giornata per i terzini di piede sinistro: Augello e Dimarco firmano gol pregevoli. In campo attacchi 'anziani', ma a segnare è Lautaro

Redazione FcInterNews

C'è tanto amaro in bocca per l'Inter reduce dal 2-2 di Genova contro la Sampdoria. La scorsa stagione con Antonio Conte arrivò una sconfitta immeritata, stavolta almeno c'è un punto che però nella testa di tutti doveva essere accompagnato da altri 2, con conseguente primato in classifica e punteggio pieno. Invece la solita, scorbutica Samp trova il modo di imbrigliare le aspettative nerazzurre in un pomeriggio che, nella sua evoluzione, ha proposto fin troppe emozioni.

SOSTA CONSENTITA - La sosta per le Nazionali non ha dato di certo una mano a Simone Inzaghi, che ha dovuto gestire le energie ma non ha resistito dalla tentazione di schierare Lautaro Martinez al posto del previsto Stefano Sensi alle spalle di Edin Dzeko. Con il senno di poi, forse i nerazzurri non avrebbero concluso in dieci la partita ma ha poco senso fare certe riflessioni. Peccato, perché anche le statistiche invitavano a credere nei 3 punti, visto che dopo le ultime 6 pause per le Nazionali l'Inter ha ottenuto, al rientro, 5 vittorie e un pareggio. Bene che non si perda, però...

TIRI MANCINI - Numeri alla mano, Inzaghi avrebbe voluto festeggiare meglio la 200esima panchina in serie A. Due volte in vantaggio, i suoi hanno commesso troppi errori concedendo agli avversari di pescare due jolly. Il primo del tutto casuale, il secondo un autentico gioiello di Tommaso Augello che replica, terzino contro terzino, a quello di Federico Dimarco. Duello a colpi di talento, tutto incentrato in un piede. Quello del nostro canteranno, tra l'altro, andava a 106 chilometri orari. Una sberla non da poco che sulla provinciale avrebbe fatto scattare l'autovelox. Bella soddisfazione per Dimarco, che già a Verona ha dimostrato di avere certi colpi. Ma segnare con la maglia della tua squadra vale decisamente di più.

CI RIVEDIAMO PIU' AVANTI - Una partita speciale anche per un altro protagonista in campo: Daniele Orsato. Dopo 1232 giorni di attesa è tornato a dirigere l'Inter, tenuto lontano da quel famoso scontro con la Juventus in cui Miralem Pjanic è rimasto impunito per 'eccesso di vicinanza all'azione'. Posto che l'arbitro vicentino non sia amato dall'ambiente nerazzurro e spesso ci si chieda come mai venga considerato il migliore della categoria italiana, viste certe prestazioni a dir poco opinabili anche in campo europeo. Per fortuna a questo giro se l'è cavata, anche se qualche ammonizione poteva evitarsela. Resta il fatto che non sarebbe affatto un problema aspettare altri 1232 giorni prima di rivederlo, anzi sarebbe carino darsi proprio un appuntamento. Solo per scaramanzia, sia chiaro, visto che con lui in campo l'Inter fatica a vincere.

TROVA L'INTRUSO -Zlatan Ibrahimovic torna in campo con il Milan e segna, Cristiano Ronaldo festeggia con la sua firma il suo ritorno al Manchester United, Lionel Messi continua a trascinare l'Argentina. L'età continua a essere un dettaglio per certi giocatori, inutile girarci intorno. E ieri a Marassi Lautaro Martinez era l'intruso in una presenza offensiva old school, con Ciccio Caputo (34) e Fabio Quagliarella (38) da una parte, Edin Dzeko (35) dall'altra. Non benissimo i due italiani, decisamente più apprezzabile la prestazione del bosniaco. Però può essere un caso che a segnare sia stato solo l'intruso? Viva l'esperienza, ma puntare sulla freschezza non è mai sbagliato.

BANDIERA BIANCA - Lo è, a quanto pare, puntare su Sensi. Non è cattiveria, è proprio una constatazione. Il centrocampista non aveva fatto in tempo a fugare le perplessità sul mancato impiego in Nazionale che dopo appena 5 minuti dall'ingresso in campo si è fatto male al ginocchio. Quasi commovente la sua richiesta indiscutibile di rimanere in campo nonostante il dolore, quasi a volersi opporre a un destino maligno, crudele, ineluttabile. Niente da fare, ormai la bandiera bianca è sempre nella sua tasca come il documento d'identità. E chissà quando potrà tornare in campo dopo quello che è l'ottavo infortunio da quando veste il nerazzurro. Tanti, troppi per essere solo sfortuna.

 

 

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