Quanti motivi si celano dietro una sconfitta clamorosa come quella patita ieri sera a San Siro dall’Inter? Tanti, e non può essere il modulo inadatto stavolta il capro espiatorio, come accaduto a Palermo. Contro i turchi Gasperini, per scelta personale e senza alcuna imposizione, come da lui sottolineato, ha cambiato e ha optato per la a difesa a quattro. Obiettivo: la ricerca dell’equilibrio. Risultato: pessima prestazione e terzo k.o. consecutivo in altrettante gare ufficiali. L’Inter ha giocato come la vorrebbero vedere in tanti, un 4-3-1-2 in cui Sneijder possa agire dove meglio si trova, dietro le punte. In pratica, una sorta di ribaltone alla luce dello schieramento preferito da Gasp, il 3-4-3: un difensore in più, un attaccante in meno e, udite udite, il trequartista.
E' UN PROBLEMA DI 'FASI' - Occhio però: Gasperini non cade in fallo quando sostiene che non sia una mera questione di numeri. Il problema non è il modulo, quanto le fasi, difensiva e offensiva. A questa squadra manca proprio l’abilità nell’applicare le direttive dell’allenatore, di effettuare i movimenti ben chiari nella sua testa e di muoversi all’unisono. Con i giusti tempi, infatti, qualsiasi modulo può andar bene. Contro il Trabzonspor l’Inter ha confermato di avere problemi, enormi, da questo punto di vista. Non è ancora una squadra, vive più dell’istinto dei singoli che di un gioco corale. Qualsiasi modulo, così, finisce con l’essere inadatto, non a caso anche quello più plausibile ha fallito. Il problema di Gasperini è che per entrare con le sue idee nella testa dei calciatori, molti dei quali a sua disposizione da poco, serve tempo. E il tempo non gli è affatto amico, come lui stesso, consapevolmente, ha fatto notare nel dopo partita. Sabato c’è la Roma, che non naviga di certo in acque migliori. Fallire anche stavolta, davanti al proprio pubblico, non è contemplabile.
SENZA UNA CONDIZIONE ACCETTABILE - Tattica a parte, quello che manca a questa Inter è anche una condizione fisica ottimale. I turchi ieri correvano molto di più e, soprattutto, meglio. Manca il fiato, a questo punto della stagione ci può anche stare, ma se i singoli non estraggono dal cilindro qualche giocata si rischiano figuracce come quella di Champions League. Così come per i movimenti in campo, anche per una condizione atletica accettabile (fondamentale, altrimenti è come giocare a Subbuteo) bisogna avere pazienza, bisogna attendere che il motore effettui il suo rodaggio. Se non corri, neanche un 5-5-5 aiuta a vincere... A questo si aggiunge il cambio di stile di gioco che ritarda ulteriormente il raggiungimento del break even. Ma il discorso resta lo stesso: tempo e pazienza non sono infiniti, soprattutto in una piazza come quella nerazzurra in cui un ritardo accumulato durante i primi giri di campo viene considerato una sorta di anticamera del fallimento. E l’ultima stagione non aiuta a essere ottimisti.
LE ASSENZE SEMPRE PRESENTI - Dalla condizione fisica non ottimale è inevitabile passare alle assenze importanti con cui Gasperini si trova a confrontarsi: Maicon, Thiago Motta, Stankovic e Chivu sono giocatori che nessun allenatore vorrebbe regalare all’avversario. In più l’assenza di Forlàn, non certo responsabilità del tecnico, ieri ha pesato enormemente, perché lo Zàrate di oggi è solo una controfigura del furetto ammirato a Roma. Difficile costruire una squadra perfetta in queste condizioni in poco tempo. In Champions è pesata in particolar modo l’assenza di Stankovic, il perno inamovibile del centrocampo nerazzurro, ieri privo di idee. Se Sneijder viene pressato, come bene ha fatto il Trabzonspor, è il serbo a estrarre dal cilindro i rifornimenti alle punte: una valida alternativa alla costruzione del gioco, insomma, che ieri è mancata.
TU CHIAMALA SE VUOI... SFIGA - Infine, dove Gasperini è impossibilitato a intervenire è la buona sorte. La sfiga (termine che rende meglio l’idea) ha messo gli occhi sull’allenatore di Grugliasco e, di conseguenza, sull’Inter. Contro il Palermo, la sua squadra ha preso due gol (estemporanei) nel momento in cui sembrava potesse vincere la sfida. Ieri, in pratica alla prima azione offensiva ‘seria’, l’avversario ha fatto centro, proprio in un momento in cui era ormai tardi per orchestrare un tentativo di rimonta e la sfiducia si era già impadronita dei calciatori. Buonismo alla mano, è possibile ascrivere alla voce ‘sfiga’ anche gli errori arbitrali: se Brighi a Palermo avesse espulso Migliaccio in occasione del mani sulla linea, parleremmo probabilmente di un altro esordio in campionato per l’Inter gasperiniana. Poi, se l’assistente dell’arbitro Johannensson fosse stato all’altezza di una competizione come la Champions, il gol di Celustka sarebbe stato annullato per fuorigioco. Ma fa parte del gioco, la speranza è che il credito accumulato venga riscosso da Gasp al momento più opportuno.
SOTTO CON LA FIDUCIA - Tirando le somme, dunque, dietro questo avvio poco esaltante, anzi deludente, dell’Inter ci sono molte ragioni ma attribuire ogni responsabilità all’allenatore sarebbe semplicistico e ingiusto. Purtroppo, così come Roma non è stata costruita in un giorno, non esiste squadra che possa subire una restaurazione senza pagare dazio inizialmente. Capita alle big che non modificano assetto, figuriamoci a un gruppo che deve apprendere nuove idee. Lo stesso gruppo (così come la dirigenza) però deve dimostrare di crederci fermamente e non abbandonare mai il suo direttore d’orchestra, altrimenti meglio finirla qui e ringraziare Gasperini per quanto fatto finora e per l’impegno profuso in questa sua esperienza nerazzurra. Non ci sarebbero infatti le condizioni per andare avanti.
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