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Lukaku: “All’Inter per vincere, ci sono riuscito. Con Conte andati oltre i limiti”

Lukaku: “All’Inter per vincere, ci sono riuscito. Con Conte andati oltre i limiti”

Il centravanti belga: "In Italia ho imparato tanti aspetti del gioco importanti. Tuchel? Mi piace soprattutto per un motivo"

Christian Liotta

Torna a parlare, e questa volta anche approfonditamente, Romelu Lukaku. Che dopo la conferenza stampa di ieri da nuovo giocatore del Chelsea, raggiunto dal The Independent parla in maniera abbondante della sua decisione di tornare in Premier League, campionato che abbandonò due stagioni orsono per indossare la maglia dell'Inter.

Sei dovuto andare via dall'Inghilterra per diventare il giocatore che sei diventato?

"Penso che quell'estate fosse arrivato il momento di andare via. Era anche una grande parte del mio piano provare a provare diversi campionati. Ho vissuto la Serie A, un campionato in cui ho sempre voluto giocare ad un certo punto della mia carriera. Andando lì, affronti un diverso tipo di pressione e in un modo diverso. È stato bello. Per quanto riguarda la maturità, è stato sapere cosa serve per vincere e le circostanze in cui è necessario farlo. Ovviamente avevo Antonio Conte lì come allenatore che mi ha davvero aiutato e mi ha mostrato cosa serve per vincere, e ci siamo riusciti con lo Scudetto nella seconda stagione. Il gioco è totalmente diverso in Italia. Molto, molto tattico. Spazi ristretti e nella maggior parte delle partite hai solo una possibilità, e se non segni diventa molto difficile. Quindi, dal punto di vista dell'efficienza era molto importante, e ho anche imparato a giocare di più con le spalle alla porta e altri aspetti tecnici del gioco che sono davvero importanti. È stata una bella esperienza".

Cosa hai imparato in Italia e in che modo Conte ti ha dimostrato di essere un vincente?

"Imparare a vincere è fondamentalmente superare la barriera. Ogni allenatore ha un modo diverso di allenare, ma con Antonio abbiamo davvero imparato come andare oltre i nostri limiti. Era così. Nella seconda stagione siamo stati molto più costanti nel vincere grandi partite. Questo ha fatto la differenza contro grandi avversari. Da giocatore, il gioco italiano è così diverso. È così tattico e tecnico. Devi fare la corsa o il movimento giusto per liberare un altro giocatore. Abbiamo sempre avuto molto possesso palla, quindi giocavamo nella metà campo avversaria. La maggior parte delle volte ci trovavamo spalle alla porta e tutto passava attraverso me. Ricordo di aver parlato con Conte di questo e lui mi disse che se non fossi stato bravo non avrei giocato. Per me è stata una rivelazione. Una volta padroneggiato quell'aspetto, per me tutto è diventato più facile. Il gioco rallentava e potevo controllarlo di più dando più assist. Era davvero qualcosa che volevo fare e volevo sperimentarlo in un altro Paese, e penso che sarebbe stato utile per il resto della mia carriera".

Quando hai lasciato il Chelsea, ti sentivi come se avessi sprecato la tua occasione con il club o sapevi che saresti tornato?

"Ero giovane e non credo di essere evoluto come lo sono ora. Il mio cammino ha avuto molti alti e bassi, ma alla fine della giornata se continui a fare bene sai che avrai sempre una possibilità. Il mio rapporto con il club è sempre stato ottimo e tornare al momento giusto è una bella sensazione.

Hai battuto tanti record all'Inter, lo stesso al Chelsea?

"Non si tratta di record. Si tratta di vincere trofei. Ho capito quanto sia diverso l'atteggiamento delle persone nei tuoi confronti quando vinci qualcosa. È qualcosa che ho imparato. Nelle conversazioni che ho avuto con Didier Drogba o John Terry o Antonio Conte, il rispetto è diverso quando inizi a vincere. Era qualcosa che volevo davvero. Volevo tanto vincere. Sono andato all'Inter e poi l'abbiamo fatto. Questa è l'unica cosa che conta per me: vincere. Segnare gol, sì, è bellissimo. So di essere in una posizione in cui posso segnare molti gol. Ma vincere trofei, questo ti distingue".

Avevi un ottimo rapporto con Conte, vedi somiglianze tra lui e Thomas Tuchel?

"Non mi piace fare confronti. non li farò mai. Questa è un'esperienza nuova, ma dalle conversazioni che abbiamo avuto quello che mi piace di lui è che per ogni partita ha un piano di gioco diverso. Gli allenamenti sono sempre con l'obiettivo di cercare di preparare la squadra alla partita del fine settimana, ed è questo che amo di lui. È qualcosa che gli ho detto nella prima conversazione che ho avuto con lui, ho detto: 'Guarda, cerco di capire cosa provi a fare con la squadra, ma non l'ho mai capito perché ogni partita era diversa', Mi piace perché guardo la partita da un punto di vista tattico, non guardo la partita solo per guardare. Cerco di sapere cosa sta facendo la squadra, ed è questo che mi ha davvero incuriosito a venire a giocare per lui. Perché è un allenatore tatticamente molto, molto forte. Ma anche i giocatori che ha a disposizione che, per me, è qualcosa in cui mi sarebbe piaciuto giocare con quei giocatori. Adesso per essere qui sta a noi cercare di conoscerci meglio e di fornire buone prestazioni nel fine settimana".

Ti senti come l'ultimo pezzo del puzzle di Chelsea?

"Non lo so. Stai parlando dei campioni d'Europa. Se vinci la Champions League, hai un'ottima squadra. L'allenatore voleva qualcosa di diverso da aggiungere alla squadra rispetto a quello che ha. Penso di essere diverso da tutti i giocatori che ha. Ma devi mettere un po' di rispetto in questa squadra. Questa squadra ha vinto la Champions League. Questo è il più grande trofeo nel calcio per club, quindi se vinci la Champions League non significa che sei una cattiva squadra. Lo hanno fatto come lo hanno fatto e merito loro. L'unica cosa che sto facendo è rendermi disponibile per il mister. Speriamo di poter lavorare insieme e performare come vogliamo".

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