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Fabbri nell’Abisso, ma l’Inter ha il Fattore D. Inzaghi ‘minaccia’, Barella risponde a Brozo

FLORENCE, ITALY - SEPTEMBER 21: Matteo Darmian of FC Internazionale celebrates after scoring a goal  during the Serie A match between ACF Fiorentina v FC Internazionale on September 21 in Florence, Italy.  (Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)

Considerazioni a mente fredda su Fiorentina-Inter 1-3

Stefano Bertocchi

Tre gol, tre punti. Quelli strappati di forza al Franchi di Firenze sono particolarmente pesanti per l’Inter, che ribalta di prepotenza una buona Fiorentina e si riprende la vetta della classifica. Almeno per qualche ora. Il 3-1 nerazzurro a Firenze lascia in eredità una gara dai due volti: primo tempo di sofferenza pura, reazione da grande squadra nella ripresa. E bottino pieno su un campo difficile, che è la cosa più importante.

HANDA TRADITO - A tenere a galla la banda di Inzaghi nel momento di maggiore sofferenza è stato capitan Handanovic. Sì, proprio quel portierone sloveno dall’età avanzata che nell’ultimo periodo ha fatto parlare di sé soprattutto per le indecisioni tecniche e per le battute infelici davanti alle telecamere. Questa volta ha preferito far cantare i guantoni, soprattutto nei primi 45’: dal miracolo sul piattone ravvicinato di Nico Gonzalez dopo appena due giri di orologio fino alla smanacciata sul diagonale di Biraghi, passando per il volo plastico sul mancino di Vlahovic. Stavolta non ha nessuna colpa sulla rete incassata: Sottil appoggia alle sue spalle un pallone comodo comodo che profuma di tradimento per il mancato clean sheet.

LA RISPOSTA AL TORMENTONE -‘Bare, dove sei?’. La frase lanciata da Brozovic nei suoi video su Instagram rimbalza nelle menti del popolo nerazzurro per tutto il primo tempo: dov’è il vero Barella? La stanchezza accumulata e la grande intensità della Fiorentina sono una giusta scusante, ma la mancanza del suo dinamismo nella prima frazione è una delle componenti che remano contro il Biscione: surclassato da Duncan e Nico Gonzalez, il trottolino sardo perde tanti palloni sanguinosi e fatica a trovare spazi. Non da lui. Per non sbagliare, si riprende subito dopo l’intervallo: assist geniale per Darmian (che gli permette di prendere parte ad un gol in tutte le sue cinque presenze in questo campionato), servizio al bacio sciupato da Lautaro. E la risposta a Brozo: “Sono sempre qui”, nonostante gli acciacchi fisici.

IL FATTORE D E LA ‘MINACCIA’ DI INZAGHI - Quando il gioco si fa duro, mister Inzaghi comincia a ‘minacciare’. Per ribaltare nel giro di tre minuti un match in salita, al tecnico piacentino basta far alzare dalla panchina e far togliere la pettorina a Dumfries e Sanchez, sostituti designati di Darmian e Dzeko. Il risultato? Diagonale vincente del 36 al minuto 52, sorpasso firmato dal cigno di Sarajevo al 55’. Il Fattore D che permette all’Inter di mettere la testa davanti alla Viola e all'ex Lazio di congelare momentaneamente i cambi, rinviati di una manciata di minuti. Premiato anche l’ingresso in corsa di Gagliardini e la mossa di sfruttare la corsa di Perisic come prima punta: sono loro a confezionare il definitivo 3-1 interista.

FABBRI NELL’ABISSO - La mente di ogni tifoso nerazzurro non può non tornare automaticamente indietro al 24 febbraio del 2019. In quell’occasione fu Abisso a prendersi la scena (e il conseguente - meritato - stop con fischietto alla bocca) per la clamorosa conferma del calcio di rigore fischiato in pieno recupero alla Fiorentina e trasformato da Veretout per il definitivo 3-3 che complicò la corsa in Champions League dell’Inter. Il presunto fallo di mano di D’Ambrosio venne rivisto al Var e giudicato come tale, nonostante le varie inquadrature confermassero quello che poi Luciano Spalletti urlò pochi minuti dopo ai microfoni delle tv: “È petto, è petto, è petto”. Ieri sera tra gli attori protagonisti c’erano invece l’arbitro Fabbri e il VAR Maresca (“Sei sempre tu”, Antonio Conte cit.). Tanti gli errori annotati nelle varie moviole: tra questi il giallo inventato a Skriniar per il tackle su Nico Gonzalez, la spinta dell’argentino sullo slovacco giudicata regolare nell’1-0 della Fiorentina, il mancato calcio di punizione dai 16 metri concesso all’Inter per tocco il netto tocco di braccio - e da giallo - di Biraghi (tra l’altro, cosa si sono detti nel check al VAR?), l’ammonizione risparmiata a Torreira per aver sfilato con le mani il pallone dai piedi di Brozovic. Ma anche il cartellino non estratto all'indirizzo di Bastoni per una trattenuta evidente che causa la scomposta reazione con applauso di Nico Gonzalez, che gli vale il rosso. Una delle poche decisioni corrette della notte del Franchi. Questa volta è Fabbri a cadere nell’Abisso, non l’Inter.

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