"Per noi il lavoro è a lunga gittata. Intanto però avere la soddisfazione nel presente di vincere campionati e coppe è tanto di guadagnato", così il responsabile tecnico del settore giovanile nerazzurro, Daniele Bernazzani, ha parlato a RMC della cantera dell'Inter. Ha poi aggiunto: "Tutti i nostri successi fanno pensare che disponiamo di grandi squadre. Questi ragazzi hanno valore, speriamo non si perdano in futuro".

Sul termine "progetto" ha glissato: "Non mi piace molto il termine “progetto”. Troppo usato, spesso la realtà non corrisponde a questo. E’ importante dare continuità al lavoro. Ad apice della nostra società c’è Piero Ausilio, poi c’è Roberto Samaden con cui lavoro da molto. Cerchiamo il più possibile di valorizzare i giovani, di cercare i più talentuosi. Lavorare, lavorare, lavorare sapendo che non si hanno certezze in assoluto. Ci sono giovani che vedi a 13-14 anni che sono bravissimi eppure non arrivano. La strada è lunga. Di errori poi se ne fanno. E allo stesso tempo le grandi soddisfazioni. Tipo i giocatori che sorprendono e arrivano più lontano di quanto ci possiamo aspettare".

Sulla lunga esperienza all'Inter in compagnia di Ausilio e Samaden: "Importante lavorare tanto tempo con le stesse persone. Poi alcuni cambiano ruolo, vedi Ausilio, ma ciò non conta. C’è un rapporto che va al di là del lavoro, di amicizia, che crea le condizioni migliori per operare bene".

Su Gigi Casiraghi: "Lo ricordo, è una figura poco conosciuta. Non è popolare come altre persone. Gli addetti ai lavori lo hanno apprezzato. Ci manca, ci mancherà per tanto tempo. Scopritore di talenti incredibile. Io stesso se sono all’Inter è perché mi ha voluto lui all’inter come allenatore della Primavera".

Sull'importanza dell'etica per i ragazzi: "Noi ci sentiamo in dovere di fare di tutto per far diventare un ragazzo un giocatore, ma anche un uomo. Vogliamo educare i ragazzi secondo i valori dello sport. Un dovere che ci sentiamo addosso, non è che tutti i ragazzi sono uguali. Hanno momenti di crescita e possono non comportarsi bene. Per noi l’aspetto umano è importantissimo".

Sui problemi del calcio italiano: "C'è una sicura difficoltà di fare il passo da Primavera a calcio professionistico. E’ innegabile che si sia abbassata la qualità dei nostri giocatori. Si cercano responsabilità in giro. Il problema è generazionale. I ragazzi non giocano come non giocavano una volta. Il gap si può colmare migliorando i settori giovanili, ma non è semplice colmarlo".

Michele Neri

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Sezione: In Primo Piano / Data: Mer 4 Luglio 2018 alle 20:17 / articolo letto 5758 volte
Autore: FcInterNews Redazione