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Alla scoperta dello Sheriff Complex: Inter ospite di 52 ettari che guardano al futuro

Alla scoperta dello Sheriff Complex: Inter ospite di 52 ettari che guardano al futuro

Il complesso, realizzato ad inizio anni Duemila, ha ricevuto anche un premio dall'ex presidente Uefa Michel Platini

Simone Togna

Cinquantadue ettari di terreno dedicati al calcio. Ma non solo. Il centro sportivo dello Sheriff Tiraspol è un complesso che guarda al futuro. Immerso in paesaggio scarno e anonimo, si ergono infatti trionfali costruzioni impattanti che catturano subito l’occhio dell’osservatore. I lavori, iniziati nel 2000, e terminati, almeno per quanto riguarda lo stadio principale, l’unico che ha la piena abilitazione UEFA per le competizioni della Champions League in Moldavia (anche se in realtà si trova in Transnistria, uno stato indipendente de facto non riconosciuto dall’ONU) nell’agosto del 2002, hanno permesso al club locale di essere premiato addirittura da Michel Platini per l’efficienza di un progetto sicuramente maestoso e ben riuscito.

L’Inter giocherà nell’impianto principale, quello più grande, la Primavera di Chivu alla Small Arena, l’impianto più piccolo, ma ci sarebbe anche un'ulteriore installazione. Per allenarsi nelle fredde e nevose serate invernali esiste una copertura totale, che facilita il compito, e preserva la salute, di atleti e allenatori. I campi di allenamento sono innumerevoli e tre di questi sono in erba sintetica per differenziare anche le sedute. Le infrastrutture comprendono anche hotel, ristoranti, una foresteria e una clinica privata a cui si può accedere solo previo appuntamento. Una volta entrati, c’è il serio pericolo di perdersi.

Qui c’è un detto: “Dopo aver visitato una volta il complesso sportivo Sheriff’, vorrai sicuramente ritornare”. Ed effettivamente, almeno per quanto riguarda gli aspetti logistici, è così. Ci sono tutte le condizioni affinché la qualità del lavoro sia la migliore possibile per gli atleti professionisti. Per un complesso che pure in Italia, anzi, anche in qualsiasi parte del mondo, sarebbe invidiato. E un orgoglio per il club e per i professionisti che l’hanno progettato.

 

(Dall'inviato a Tiraspol)

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