Senza tirare in ballo il discorso ormai inflazionato sulle ambizoni dell'Inter in Champions League, che già alla vigilia ha infiammato la discussione tra sognatori e pragmatici, appare incontestabile il fatto che la sfida contro lo Shakhtar rientri nella categoria di quelle assolutamente da non sbagliare. "La partita di domani non è importante, è fondamentale" ha detto Alessandro Bastoni qualche ora fa, sottolineando l'obbligo di vincere per non ritrovarsi già spalle al muro dopo appena tre giornate della League Phase. Proprio il nazionale italiano rappresenta una delle novità di formazione di Cristian Chivu, non tanto per la presenza in campo dal via quanto per la posizione da centrale del terzetto completato da Manuel Akanji e Carlos Augusto. L'altra sorpresa è rappresentata da Djed Spence, alla sua prima da titolare da quando è arrivato a Milano. Gli ospiti vanno in campo con la formazione annunciata, tenendo fede alla loro filosofia di palleggatori: il primo possesso ucraino della gara dura un'infinità ma alla fine sono i campioni d'Italia a creare i primi due pericoli nel giro di 2 minuti. Il primo su un errore in fase di costruzione di Ocheretko che gira a memoria per un compagno che non c'è e apre la strada al tiro di poco a lato di Marcus Thuram. Poco dopo a provarci è Hakan Calhanoglu, con lo stesso esito del compagno. Si fa vedere anche la squadra di Arda Turan in attacco, con la conclusione di Pedrinho, smorzata tra le mani di Pepo Martinez. La sensazione generale che lascia la partita è quella di un'Inter più prudente e riflessiva del solito, ma non per questo meno incisiva: Ange-Yoan Bonny sfiora l'1-0 in due circostanze, prima mandando alto sugli sviluppi di un corner e poi vedendosi parare il tiro da Riznyk al culmine di un'azione ben congegnata. Il conto dei tiri si aggiorna con lo schiaffo dalla distanza di Calhanoglu che raggiunge il primo anello blu. Quando scocca la mezzora, e il risultato è sempre inchiodato sullo 0-0, il gioco si ferma per il problema fisico di Pedrinho, così Chivu ne approfitta per chiamare una specie dii time out tecnico. Turan non perde tempo e manda in campo Yehor Nazaryna al posto del suo numero 10. L'atteggiamento fin troppo cauto dei padroni di casa, prima del 40', diventa un boomerang in difesa: con la squadra schiacchiata nella sua trequarti, Spence pasticcia in fase di uscita e regala un'opportunità a Kaua Elias che, tutto scoordinato, calcia fuori. Ma con una deviazione che gli vale un corner, dal quale lo Shakhtar produce la migliore occasione: Valeriy Bondar schiaccia di testa a colpo sicuro, Martinez con un tuffo reattivo gli dice no. Non serve l'intervento dello spagnolo poco dopo sull'altra affondo su calcio d'angolo degli ucraina: Ocheretko, da posizione ghiotta, manda sui cartelloni pubblicitari. Il primo tempo finisce senza gol, con l'immagine manifesto di Carlos Augusto che allarga le braccia perché nessuno azzarda il minimo pressing sul portatore di palla.

SECONDO TEMPO -

La ripresa ricalca quanto visto nei primi 47': l'Inter continua a essere poco aggressiva in tutte le zone del campo, persino nei suoi ultimi 30 metri, come in occasione del tiro di Vinicius Tobias dal limite dell'area. La palla scappa via sul fondo. Ma è un messaggio che non può rimanere inascoltato, infatti Chivu, come prevedibile, prima dell'ora di gioco decide di mandare in campo tre new entry in un colpo solo: Andy Diouf, Yann Bisseck e Piotr Zielinski al posto di Spence, Dimarco e Calhanoglu. L'assetto tattico cambia e anche il flusso della partita subisce una sterzata: su una palla che sembrava morta, con l'arbitro intento a fermare il gioco, lo Shakhtar minaccia l'attacco ma finisce per subire una ripartenza quasi letale. Quasi perché il portiere vola sul tiro a giro di Thuram destinato probabilmente nello specchio. Il turning point è lì che bussa alla porta, ma è di quelli che non ti aspetti: Bastoni prende due gialli in pochi minuti e lascia i suoi in 10 per gli ultimi 25'. Il giallo lo prende anche Petar Sucic, nell'ultima azione della sua partita: Chivu decide saggiamente di toglierlo per inserire Luis Henrique disegnando di conseguenza un 4-3-1-1, anche per via dell'ingresso in campo di Mkhitaryan per un Bonny stremato. E' proprio l'armeno, ex della partita, l'uomo che veste i panni dello scaccia incubi con una pennellata d'artista che lancia la fuga di Carlos Augusto per l'1-0. San Siro esulta quasi incredulo, vista la piega che aveva preso la partita. E' il 77', il resto è resistenza e ripartenza. Una, a momenti, regala all'Inter un 2-0 insperato. Luis Henrique lancia con la fionda Thuram che si fa largo di forza prima di offrire a Mkhitaryan a quello che sembra all'apparenza un facile tocco sotto porta. Miki finisce per incartarsi, prova a ritrovare la coordinazione ma manca il bersaglio grosso. Fallito il tentativo di raddoppio, l'Inter deve respingere due assalti: Martinez salva entrambe le volte sul palo di sua competenza, con interventi non così scontati. Sono i sigilli a una vittoria che sa di liberazione, quella urlata da tutto il pubblico al triplice fischio. 

Sezione: Focus / Data: Mer 21 ottobre 2026 alle 22:56 / Fonte: dall'inviato a San Siro
Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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Mattia Zangari
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Giornalista pubblicista che, da quando ha cominciato a lavorare per FcInterNews.it, è convinto che chi sa solo di Inter non sa niente di Inter. Per anni voce del calcio giovanile, oggi concentrato sulla prima squadra per ragioni di anzianità.