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Djorkaeff: “Iuliano-Ronaldo rigore anche senza VAR. Via dall’Inter per Lippi”

SHENZHEN, CHINA - AUGUST 02:  Ambassador Youri Djorkaeff attends Ambassadors Press Conference ahead of the French Trophy of Champions football match between Rennes and Paris Saint-Germain at Shenzhen Universiadg Sports Center stadium on August 2, 2019 in Shenzhen, China.  (Photo by Lintao Zhang/Getty Images)

L'ex centrocampista nerazzurro racconta l'esperienza al Biscione e la scelta dell'addio: "Non riuscivo a spiegarmi come un ex Juventus potesse arrivare in casa dell'Inter"

Stefano Bertocchi

"Sono stati anni di vittorie, ci abbiamo messo il cuore. Sapevo che non sarebbe stato semplice giocare nell'Inter perché il pubblico di Milano è esigente. C'era qualcosa di forte che sentivo: questo mi ha spinto ad accettare". Youri Djorkaeff spiega così  il suo trasferimento all'Inter dal PSG nel lontano 1996: "Sapevo che sarebbe stata una grande sfida. Sono diventato un uomo più forte grazie all'Inter. Tutte le giornate andavo a mille, era elettrizzante. Bisognava vincere, combattere, non mollare. Era l'ambiente perfetto per il mio carattere. Dal presidente Massimo Moratti ai dirigenti fino alla squadra: tutti pensavamo solamente al bene dell'Inter. Era il posto perfetto per essere al top" racconta nell'intervista concessa a Ilposticipo.it.

È vero che ha consigliato l'acquisto di Ronaldo al presidente Moratti?

"Un giorno si è presentato all'allenamento: gli piaceva venire a trovarci la mattina per prendere un caffè, seguiva la seduta, poi pranzava con noi. Era un uomo di campo. Mentre mi stavo scaldando mi ha preso da parte per parlarmi, abbiamo camminato un po' insieme e fatto un giro di campo. Dopo l'allenamento abbiamo chiacchierato ancora: il presidente mi aveva rivelato che poteva prendere Ronaldo, il Barcellona chiedeva tanti soldi. Mi aveva chiesto un parere perché mi considerava il numero uno. Gli ho detto di prenderlo subito. Costava tanto, però era un giocatore in grado di cambiare la società. Ronaldo avrebbe portato l'Inter, tutti i giocatori e l'allenatore su un altro livello. Ronaldo è stato la spinta giusta per tutti noi".

Qual è stata la sua notte più bella con l'Inter? Quella più brutta?

"La più bella l'ho vissuta a Parigi. Abbiamo vinto la Coppa UEFA a casa mia, nella mia città. Vincere lì con l'Inter è stato meraviglioso, abbiamo battuto la Lazio 3-0 con tre gol incredibili. La più brutta quando abbiamo perso la stessa coppa l’anno prima in casa ai rigori contro lo Schalke, è stato bruttissimo. Non voglio parlare della partita contro la Juventus in cui abbiamo perso il campionato nel 1998 perché è stata una cosa differente: non è stata colpa nostra, fa male ancora, non è calcio per me".

Se ci fosse stato il Var l'intervento di Iuliano su Ronaldo sarebbe stato sanzionato con il rigore?

"Ci sarebbe stato il cartellino rosso! Ma quello era rigore anche senza il Var, è stata una cosa incredibile. L'arbitro era vicino e ha visto, c'era il rigore, ma non l'ha dato. Non è stata una bella immagine per il calcio italiano. Peccato perché c'erano squadre con giocatori molto forti. Purtroppo c'era qualcosa che non funzionava".

Che cosa è stato Gigi Simoni per voi?

"Un grande uomo e un grande allenatore. Ricordo quando è arrivato. Un uomo piccolo di fronte a grandi giocatori: ci ha fissato uno per uno, ci ha detto che era onorato di essere il nostro allenatore. In quel momento è scattato qualcosa tra Simoni e la squadra. Abbiamo sempre provato rispetto e ammirazione nei suoi confronti".

Siete rimasti molto legati tra compagni anche se non avete vinto quello scudetto: è vero?

"Sì, abbiamo un gruppo Whatsapp. Francesco Moriero ci ha mandato una foto dalle Maldive, adesso fa il Ct della nazionale. L'Inter ha fatto molto bene con Mourinho. Però la mia ha segnato i tifosi nerazzurri nel profondo. La gente ha amato quell'Inter dal '96 al '99, era molto forte. C'erano giocatori con grandissimo carattere".

Quante volte ha rivisto il suo gol in rovesciata contro la Roma nel gennaio 1997?

"Tante! Tutti i giorni vedo qualcuno postarlo sui social. Non è stato un gesto facile. Ho segnato tanti gol bellissimi con l'Inter, quella rovesciata però è rimasta e mi ha legato profondamente ai tifosi. È stato un grande gol di un grande giocatore e di un grande interista. Sono contento di aver lasciato questo ricordo. Sono rimasto nella storia del club. Quel gol è un simbolo, il mio regalo ad un popolo che sento vicino".

Perché ha lasciato l'Inter nel 1999?

"Perché arrivava Marcello Lippi. Non riuscivo a spiegarmi come un ex Juventus potesse arrivare in casa dell'Inter. Non era uno dei nostri. Quella scelta non mi è piaciuta. Avevamo avuto problemi con la Juve. Vedere Lippi firmare con l'Inter era molto strano. Non mi è piaciuto nemmeno l'arrivo di Antonio Conte, poi ho detto che ha fatto un buon lavoro. All'inizio però era strano vederlo seduto in panchina".

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