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Gerland: “Knasmüllner era più bravo di Alaba. Ma non aveva il suo atteggiamento”

VIENNA, AUSTRIA - DECEMBER 13: Christoph Knasmuellner of Rapid during the UEFA Europa League match between Rapid Wien and Rangers at Weststadion on December 13, 2018 in Vienna, Austria. (Photo by Johann Schwarz/SEPA.Media /Getty Images)

L'ex tecnico delle giovanili del Bayern Monaco: "Avvisai il club che a un livello superiore non sarebbe stato un buon giocatore"

Christian Liotta

Intervistato nel corso del podcast 'Der Sechzehner', Hermann Gerland, ex allenatore delle giovanili del Bayern Monaco oggi assistente ct dell'Under 21 tedesca, ha ricordato come nel corso della sua esperienza nel vivaio bavarese abbia incontrato due giocatori dai cammini letteralmente opposti, entrambi provenienti dall'Austria. I due calciatori in questione sono David Alaba e Christoph Knasmüllner. Gerland racconta i propri rimpianti per come si è evoluta la carriera del centrocampista visto brevemente anche all'Inter: "Era un grande talento; Alaba era migliore nell'atteggiamento, ma Knasi era almeno altrettanto bravo, se non migliore, di David in termini calcistici. Nel primo anno ha giocato per me in terza divisione: ma quando perdeva palla, non andava a riprenderla e allora lo sostituivo. È successo sei o sette volte, finché gli dissi che non avrebbe più giocato perché non andava bene così. Poi sulla scena è arrivato il suo agente e in poco tempo si è trasferito all'Inter. C'erano ancora alcuni di noi che lo vedevano molto bene. Dissi: "Allora prolungategli il contratto per cinque anni, ma non sarà un buon giocatore al livello superiore".

La carriera di Knasi non si è sviluppata secondo le aspettative: "Ora gioca al Rapid Vienna, che non è più un club di prima classe, e fa dentro e fuori dal campo. E David Alaba, che ha fatto tutto ciò che ho chiesto, è diventato una star mondiale. Queste sono cose così piccole. Mi sarebbe piaciuto vedere se anche Christoph Knasmüllner ce l'avesse fatta perché era molto bravo a calcio. Questo è un problema anche per i giovani allenatori che poi vogliono vincere. La misura di tutte le cose è la vittoria. Certo, gli agenti hanno anche un buon legame con la stampa, l'allenatore si trova di fronte a venti contrari e deve giustificarsi. La vita da allenatore è diventata molto più difficile".

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