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Motroc (ex Sheriff) a FcIN: “Il presidente ci tirò una granata per motivarci”

Motroc (ex Sheriff) a FcIN: “Il presidente ci tirò una granata per motivarci”

L'ex giocatore dei moldavi: "L'Inter martedì è favorita, ma guai a sottovalutare gli avversari"

Simone Togna

Ex giocatore talentuoso e appassionato. Oggi allenatore in Bahrein dell’East Riffa club. Nella sua carriera da atleta, nel 1998-99, ha militato per una stagione nello Sheriff Tiraspol. E la sua storia è tanto particolare, quanto incredibile. Florin Motroc, in esclusiva per FcInterNews, tra aneddoti pazzeschi e opinioni di campo, svela alcuni dettagli calcistici e non, degli attuali campioni di Moldavia.

Quale è il suo primo ricordo legato allo Sheriff? 23 anni fa nessuno conosceva il club. Perché decise di accettare tale proposta?

“Il contatto con la città di Tiraspol. È stato strano vedere i carri armati all’ingresso della città, una cosa che non vedevo dalla Rivoluzione rumena. Poi l’incontro col presidente Victor Gushan fu straordinario. Andai a visitare gli alloggi senza sapere nulla della zona e rimasi scioccato da così tante persone povere. Ma quello che si percepiva dallo Sheriff era invece un potere eccellente, denaro e prospettive personali che mi convinsero a firmare per tre anni, anche se per vari motivi ne rimasi meno. Fu difficile per me senza famiglia. Portarli a Tiraspol sarebbe stato molto complicato ed è per quello che rimasi meno del previsto nonostante fossi uno dei migliori dello Sheriff. In ogni caso fu un’esperienza straordinaria, con un leader ambizioso e desideroso di alte performance. Quando ci incontrammo con Gushan mi disse che in tre anni avremmo vinto campionato e coppa in Moldavia, oltre a qualificarci per la Champions League. Pensavo stesse sognando, ma in seguito è diventato tutto realtà”.

Quando si dice credere nei sogni.

“Arrivano! Pensi che esisteva un solo campo nel centro di Tiraspol e io mi allenavo in un campo comune a 20-30 kg dalla città, tra le case degli abitanti di quel villaggio. Pensi che molti di loro si svegliarono a causa di una pallonata lanciata verso i loro cortili. Molti di loro conoscevano il rumeno, ma avevano paura di parlarlo, altri invece non vedevano l’ora di farlo. Io abitavo in un dormitorio, vicino allo stadio centrale. Il Presidente Gushan rinnovò il terzo e il quarto piano, ma capitò di mangiare nella mensa della città. Allora promise che avrebbe costruito un centro all’avanguardia e così è stato”.

Fin da subito, a livello calcistico, andò bene.

“Arrivai il mercoledì e il giovedì scesi in campo. Era stata fatta una selezione, io precisai al mio agente che per me non se ne parlava dato che avevo già 200 presenze in Serie A rumena. Così il giovedì, lo ricordo come se fosse ieri, nonostante un tremendo acquazzone chiesi delle scarpette per poter scendere in campo: era il vice Presidente del club! Alla fine mi disse che non c’era il bisogno che giocassi, mi avevano seguito nelle ultime fasi del campionato. Io insistetti e giocai con gli atleti in prova. Vincemmo 5-2, disputai un’ottima prova e segnai un gol con un tiro molto potente. Niente è casuale nella vita! Ho il calcio nel mio DNA, dato che mio padre è stato un grande calciatore in Romania. Ho il massimo rispetto per il Presidente Gushan e per tutto quello che ha fatto per il calcio e per la sua squadra: ora giustamente ne sta raccogliendo i frutti”.

C’è un aneddoto, che sa di leggenda, che vi riguarda. Quello di Gushan e della granata lanciata nel vostro spogliatoio a fine primo tempo, dato che stavate perdendo una partita.

“Un episodio assolutamente reale. Giocavamo a Tiraspol, al termine della stagione avremmo conquistato la coppa nazionale e saremmo arrivati secondi in campionato, ma in quella partita andammo al riposo sotto per 0-1. All’intervallo il presidente è entrato negli spogliatoi e ha lanciato qualcosa per terra, inizialmente non mi ero reso conto di cosa fosse, poi ho visto la granata. Non sapevo come reagire. C’è stato un po’ di panico, poi Gushan è rientrato negli spogliatoi e più scherzosamente che seriamente, ci ha detto che se non avessimo vinto la gara, poi ne avrebbe lanciata una vera. Abbiamo ribaltato il match: 4-1! Ci ha "motivato" molto bene. Il presidente è un uomo tutto d’un pezzo, con una speciale educazione militare, dove la disciplina è la parola chiave. Tutto era ordine e disciplina! L'organizzazione del club, l'attrezzatura, l'autobus, ogni cosa di prim’ordine! Particolari che mi hanno convinto a firmare con Sheriff, anche se qualcuno ha riso quando presi tale decisione: il tempo poi ha dimostrato che è stata una buona scelta. Anzi oggi mi dispiace di essere andato via da Tiraspol anzitempo”.

Lo Sheriff ha vinto contro Shakhtar Donetsk e Real Madrid. Possono battere l’Inter e qualificarsi?

“Non lo so. Il calcio non è una scienza esatta, tutto è possibile. È chiaro che l’Inter sia favorita, per tradizione, storia, valori. Con degli incredibili fans a supportarla in una gara che si giocherà nel tempio di San Siro. Si dovrà tenere conto della serietà con cui verrà affrontato tale match, per il rispetto dell’avversario da incontrare. Se rispetti il calcio, alla fine verrai ricompensato. Da giocatore affrontai l’Inter nella stagione 1993-94 e anche se venimmo eliminati, fu speciale. Ricordi indelebili nella mia memoria. Il Meazza, i cori dei tifosi che quasi mi facevano cadere i capelli dalla testa, la possibilità di giocare contro campioni com come Zenga, Bergomi, Schillaci, Jonk, Bergkamp, che segnò tre gol, Shalimov e così via. Lasciamo che vinca il migliore”.

Chi è il giocatore migliore dello Sheriff? E quello dell’Inter? Che tipo di partita si aspetta?

“Lo Sheriff è una squadra tatticamente molto disciplinata, molto preparata a livello psicologico, con atleti di qualità, giovani e desiderosi di affermarsi. Mi piace molto Geōrgios Athanasiadīs, il portiere che ha fatto miracoli. Bene anche i centrali contro il Real per un gioco semplice, mentre i terzini se possono attaccano anche. Il centrocampo è di qualità, mobile, aggressivo, disciplinato, con due serrature che coprono esattamente la zona centrale davanti alla difesa. I centrocampisti possono fare la differenza nei duelli 1vs1, mentre l’attaccante dell'Uzbekistan Yakhshiboev è subordinato alla squadra, in tutto e per tutto. Una squadra ben organizzata insomma, con un allenatore molto rigoroso da questo punto di vista, che dà un occhio di riguardo all'organizzazione del gioco tenendo conto delle qualità e dei difetti degli avversari. L’Inter è una compagine ricca di giocatori di grande qualità. In bocca al lupo ad entrambe le squadre”.

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