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editoriale

Troppo bella per non essere vera

MILAN, ITALY - DECEMBER 01: Roberto Gagliardini of FC Internazionale celebrates with teammates after scoring their team's first goal during the Serie A match between FC Internazionale v Spezia Calcio at Stadio Giuseppe Meazza on December 01, 2021 in Milan, Italy. (Photo by Mattia Ozbot - Inter/Inter via Getty Images )

L'editoriale della mezzanotte

Maurizio Pizzoferrato

“Oh, come gioca bene l'Inter”. Avrebbe detto così il compianto Maurizio Mosca, commentando le performance della squadra di Simone Inzaghi. Una squadra che mette d'accordo i cosiddetti “giochisti” e i cosiddetti “risultatisti”.

L'Inter gioca bene e vince le partite, ottenendo i punti necessari per continuare a credere di poter lottare per confermarsi campione d'Italia. Prima di Inter-Napoli, erano sette i punti di distacco dall'allora coppia di testa formata dai partenopei e dal Milan. Sono passati dodici giorni e la Beneamata è sempre terza, ma con soli due punti di ritardo dal Napoli e uno dai rossoneri. Inzaghi è carico a pallettoni, ha il pieno controllo della squadra che esegue quasi a memoria i movimenti provati in allenamento, aggiungendo all'indispensabile canovaccio una leggerezza mentale che permette anche una certa libertà di inventare se ce ne sia bisogno per il bene della squadra.

Oggi il campionato che non si ferma mai, proietta i nerazzurri nella Capitale dove ad attenderla ci sarà la Roma del grande ex José Mourinho. Una Roma ferita dalla sconfitta di Bologna e priva, causa infortuni e squalifiche, di elementi importanti. Mancheranno i titolari Abraham, Pellegrini, El Shaarawy, Karsdorp ed è indubbio che l'Inter, a sua volta ancora senza De Vrij e con Bastoni appena guarito dalla gastroenterite che gli ha impedito di giocare con lo Spezia, abbia una grande possibilità per tentare di vincerne un'altra.

Ma non sarà certo facile, l'Olimpico giallorosso, ancora una volta esaurito e che sa sospingere la sua squadra come pochi stadi al mondo, per tradizione non è campo facile da espugnare per l'Inter. E chi sa di calcio sa anche che squadre importanti, come sia giusto etichettare la Roma, possano disputare la grande partita proprio in stato di emergenza, mettendo in campo grinta e determinazione, peculiarità storiche delle formazioni allenate da Mourinho.

In conferenza stampa Simone Inzaghi ha detto che per battere la Roma, l'Inter dovrà avere gamba, aggressività e personalità. Ingredienti che deve presentare sul piatto una squadra che ambisce a mantenere il tricolore sul petto, nonostante la rinuncia a due artefici della vittoria nella scorsa stagione, come Lukaku e Hakimi.

All'Olimpico torna da avversario Edin Dzeko. Sei stagioni in giallorosso per il bosniaco con 119 reti reti realizzate, quinto miglior realizzatore della storia della Roma. In estate è arrivato all'Inter, non aiutato dalla carta d'identità visto che vanta 35 primavere, ma l'enorme classe di cui dispone unita ad una grande professionalità, ha permesso a Dzeko di essere già decisivo anche nella Milano nerazzurra, basti pensare alla spettacolare doppietta rifilata allo Shakhtar che ha permesso all'Inter di approdare, finalmente, agli ottavi di finale di Champions League.

Partita nella partita, sarà ritrovare, per la prima volta da avversario, José Mourinho. Lo Special One ha preferito stare in silenzio alla vigilia della sfida con il suo passato, dicendosi voglioso di concentrarsi solo sulla gara che arriva dopo soli tre giorni dalla sconfitta di Bologna. I tifosi dell'Inter hanno mostrato una certa indifferenza, quando a San Siro è tornato Luciano Spalletti alla guida del Napoli.

Chissà cosa succederà oggi nel settore ospiti dello stadio Olimpico nei confronti di chi ha contribuito a scrivere le pagine più belle e leggendarie della storia dell'Inter. Oltre agli scudetti, Helenio Herrera ha vinto negli anni '60 due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinetnali. Oltre a due scudetti, Mourinho in due stagioni a Milano ha portato l'Inter a conquistare un Triplete mai riuscito ad un'altra squadra italiana. È vero, la sua bellissima storia nerazzurra non è finita benissimo con la fuga dallo stadio Bernabeu nella macchina di Florentino Perez e la mancata presenza alla festa nell'alba di San Siro. Ma José Mourinho, per gli interisti, non è stato solo un allenatore vincente. Ma un vero capopopolo che ha saputo subito capire e rappresentare i sentimenti e i valori dell'interismo.

Oggi sarà solo un avversario da battere, ma prima del fischio di inizio sarebbe bello vederlo sotto il settore ospiti per un abbraccio virtuale. Perchè lo sappiamo, José: l'Inter non si dimentica. Nemmeno all'ombra del Colosseo.

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