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Skriniar unico Milan in Champions League

Skriniar unico Milan in Champions League

L'editoriale di FcInterNews.it

Simone Togna

Tra quel che è stato in Champions League e quel che sarà (o dovrebbe essere in campionato). Sinceramente credo che l’Inter, per quanto riguarda il suo girone europeo, abbia semplicemente fatto il proprio dovere. Ciò che non era avvenuto nelle annate precedenti. Ma parlare di impresa o celebrare la qualificazione come tale, mi sembra esagerato. Sulla carta i nerazzurri erano certamente più forti di Shakhtar Donetsk e Sheriff Tiraspol, col Real nettamente superiore a tutti. Il campo ha certificato quanto si pensava all’inizio. Con un plauso – questo sì – che però va fatto a Inzaghi e ai calciatori della Beneamata per come hanno affrontato la manifestazione: a testa alta, provando a giocare a calcio, ad imporre il proprio credo, con chiunque, squadra di Carlo Ancelotti inclusa, anche al Santiago Bernabeu. E allora appuntamento agli ottavi di finale, consci che in base all’avversario incontrato, l’Inter potrà partire favorita o meno, ma tenterà davvero di mostrare le proprie qualità.

Purtroppo almeno nella gara di andata mancherà Nicolò Barella. Il centrocampista nerazzurro ha fatto una cazzata, punto. Il rosso è sacrosanto e l’errore – oltre al gol sbagliato pochi minuti prima – ha di fatto chiuso i giochi con le Merengues. Credo sia corretto, anzi doveroso, che gli venga fatta una lavata di capo di quelle che – tanto per intenderci – fanno i genitori ai propri figli quando si comportano male e commettono un grave errore. Ma sono anche sicuro che tutto fa esperienza, che il sardo abbia già capito l’ingenuità commessa e che non replicherà più tale comportamento. Sostenere però che non sia degno della fascia, che sia un calciatore sopravvalutato e sputargli contro invettive sproporzionate e svilenti, è semplicemente ridicolo. Parliamo di uno dei migliori centrocampisti d’Europa, quello che poche settimane fa (non anni) è arrivato 26esimo all’ultima edizione del Pallone d’Oro, fondamentale per l’Inter e per la Nazionale di Mancini. Giù le mani da Bare, per favore. Davvero c’è questa sensazione che alcuni vogliano quasi distruggere tutto quanto di buono creato sinora. E non è corretto.

Quindi testa a finire bene il 2021, con tre partite che l’Inter dovrà necessariamente provare a vincere proprio per quel “fare solo il proprio dovere” che è mi è tanto caro. E che secondo me rende anche particolarmente l’idea di quale debba essere il percorso nerazzurro da qui a fine anno. Con i nerazzurri che magari potranno anche conquistare il titolo di campioni d’inverno. Un qualcosa di virtuale, che può servire per l’autostima se vogliamo, ma che certamente non conta nulla paragonato ai veri trionfi. Lo sa bene il Milan di Pioli, che nella passata stagione dopo aver chiuso meritatamente il girone d’andata al primo posto, con una sconfitta all’ultima giornata di campionato (contro l’Atalanta già in Champions) sarebbe finito quinto. Un’eventualità che nessuno, guarda caso, oggi sottolinea.

Mentre si celebra un potenziale passaggio del turno dei rossoneri nel girone della morte. Diciamo la verità: il Diavolo era inserito nel raggruppamento più difficile di tutta la manifestazione. Come l’Inter quando pescò il Barcellona di Messi, il Tottenham che allora raggiunse la finale della competizione e il PSV, una squadra vera. Se allora si era parlato di fallimento nerazzurro, oggi non vedo perché non debbano essere usati epiteti simili per i cugini rossoneri. Se sei un top club (o pretendi di esserlo solo per gloria passata) e spendi 90 milioni di euro sul mercato, vincere solo una partita mi sembra un po’ pochino. E aggiungo: con un successo di misura sulle seconde linee dei Reds, sarebbe stata Europa League. Non qualificazione agli ottavi. Quindi o si sta sbagliando ora il pensiero sui vice campioni d’Italia, e si è troppo morbidi con una squadra che io comunque ammiro per abnegazione e spirito di sacrificio, o si era volutamente esagerati con l’Inter qualche anno fa. E due pesi e due misure per chi fa il nostro lavoro significa non essere bravi nel proprio mestiere.

Poi di Milan in Champions c’è n’è solo uno: Skriniar, la roccia dei nerazzurri.

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