editoriale

Si parla solo dell’Inter

Conte e Hakimi, futuro lontano da Milano

Se i nerazzurri piangono, gli altri non ridono

Alessandro Cavasinni

L'Inter, di fatto, ha venduto Hakimi. E ha perso Conte. E forse perderà Oriali. La situazione finanziaria è tutt'altro che florida e dalla Cina, per ora, non si intravedono tracce che lascino sperare in svolte positive. Insomma, globalmente la condizione di FC Internazionale è critica e va saputa gestire, come quando si naviga nel mare in tempesta. Siamo tutti d'accordo. Però segnali di risposta si vedono eccome. Perso Conte? Piazzato Inzaghi. Che non sarà Ferguson o Mourinho, ma che in una realtà come la Lazio - non esattamente la Vastese - ha impressionato e non poco, mettendo in bacheca qualche trofeo e registrando tanti piazzamenti. Perso Eriksen? Piazzato Calhanoglu. Che poi ora i milanisti vogliano far passare il turco come un brocco è comprensibile, ma ci sembra di rammentare che soltanto fino a qualche settimana fa il turco veniva descritto unanimemente come uno dei migliori centrocampisti della Serie A nell'ultima stagione e mezza. Che poi la toppa sia stata cucita addirittura senza l'esborso di denaro a livello di cartellino, beh, non ci pare un dettaglio trascurabile: per altri si sarebbe parlato di colpaccio.

L'addio di Hakimi fa male, sia a livello tecnico che umano. Ci sta l'amarezza e perfino l'incazzatura per l'obbligo di dover dire addio a un grande giocatore, che come tanti si era legato al club e ai suoi tifosi e che sarebbe rimasto molto volentieri a Milano. No, non è questione di ingaggio: Achraf va a Parigi perché l'Inter ha bisogno di denaro fresco. Cristallino. Ma anche qui il club ha già pronta la risposta: difficile sia Lazzari (il rinnovo biennale a Radu la dice lunga sulle intenzioni di Lotito...), Dumfries costa parecchio, restano in corsa i vari Bellerin, Florenzi, Zappacosta e chi più ne ha più ne metta. Insomma, Marotta e soci non stanno con le mani in mano. Eppure sembra che solo l'Inter stia attraversando una fase critica.

Detto e confermato che i problemi relativi ai legami con il Governo cinese sono reali e condizionano le strategie societarie, bisogna allo stesso tempo evidenziare come la concorrenza non se la passi troppo meglio. E chiaramente parliamo di concorrenza italiana, senza addentrarci in impensabili paragoni con le big europee, benché anche esse hanno eccome i loro bei problemi. Il target dell'Inter resta lo scudetto, c'è poco da fare. La Champions è ancora un miraggio, anche con il tricolore cucito sul petto: troppo ampio il divario tecnico di base con alcune top come Bayern, Barça e Real e altrettanto possiamo dire a livello di possibilità economiche se pensiamo a City e Psg. Se invece restiamo dentro i confini nazionali, ci accorgiamo che nessuno ride. Si parla solo dell'Inter, ma fino a prova contraria l'impossibilità di spendere e spandere è comune a tutte, dal Milan alla Juve, dalla Roma al Napoli. Nessuna società di casa nostra ha finora messo a segno colpi rilevanti, anzi: c'è chi fatica perfino a rinnovare l'attuale rosa, perdendo pezzi qua e là. Quantomeno in casa nerazzurra si è reagito alle urgenze, nonostante oggettive difficoltà. E la base di partenza resta comunque l'ultima classifica della Serie A, che recitava Inter prima a 91 punti e il gruppo ben distante. Ogni tanto vale la pena ricordare anche le vicende di campo, ché il rischio di perdere contatto con la realtà è sempre alto.

tutte le notizie di