editoriale

Rombo di Toro

MILAN, ITALY - SEPTEMBER 18:  Lautaro Martinez of FC Internazionale celebrates after scoring the opening goal during the Serie A match between FC Internazionale and Bologna FC at Stadio Giuseppe Meazza on September 18, 2021 in Milan, Italy. (Photo by Emilio Andreoli - Inter/Inter via Getty Images)

Il gol e la traversa "che ancora trema" tra i segnali dell'evoluzione dell'argentino. E gli Spietati di Inzaghi sono diventati artisti

Daniele Alfieri

Qualcuno prima o poi penserà di proclamare giustamente il 18 settembre 'International Traversa Day', la giornata internazionale della traversa, o delle traverse dell'Internazionale. Sabato scorso erano passati 17 anni esatti dal missile scagliato da Adriano a 140 km/h e infrantosi sul legno superiore della porta di Guardalben. Inter-Palermo (sabato 18 settembre 2004) finì 1-1, con i nerazzurri allora allenati da Mancini e affetti da pareggite che chiusero la partita all'arrembaggio: in campo con l'Imperatore prima Cruz dal 1', poi Martins all'esordio in Serie A e infine Vieri, che deluso della prestazione a fine partita chiamerà Cassano annunciandogli per la prima volta il progetto di aprire un canale Twitch. Si giocò al Meazza, proprio come contro il Bologna, e la traversa semidistrutta fu sempre la stessa, quella a sinistra guardando dalla prospettiva delle tv, ovvero sotto la Tribuna Autorità altresì chiamata Curva Nord.

Da un numero dieci brasiliano a un Diez argentino, da un tecnico italiano, ex attaccante, proveniente dalla Lazio e con la fissa per il ciuffo a un altro tecnico italiano, ex attaccante (con meno colpi di tacco nel repertorio) che quest'estate ha salutato per l'ultima volta l'aquila Olimpia. Le similitudini tra le due partite finiscono qui, altrimenti dovremmo tornare a presagire l'inizio di un cammino vincente (con tanto di Juventus in Serie B) o soffermarci sulle rivalità interne fra designer e strategic planner di casa Nike, con il trionfo definitivo della fazione dei fluo-rivoluzionari. Sottolineiamo invece la trasformazione non tanto a livello tecnico quanto di spirito e presenza agonistica in campo di Lautaro Martinez. Alcuni parlano dell'imminente firma del rinnovo, altri dicono che l'addio di Lukaku l'abbia responsabilizzato, per altri invece il segreto è la moglie Agustina. Secondo noi un po' di tutto o anche niente: "Lauti" si è evoluto in Lautaro, avvia l'azione dalla propria metà campo, segue la convergenza Vecino-Dumfries, si catapulta in area avversaria e finalizza in gol. Infine l'esultanza rabbiosa: lui non bacia la maglia, quasi la strappa a morsi.

Non più Toro ma una mandria: si abbassa come sempre facendo a sportellate per agire da sponda, nell'azione dopo lo vedi sgusciare via in profondità o allargarsi, come quando crossa guadagnando il corner che verrà sfruttato da Skriniar per la zuccata del 2-0. Nella ripresa il mancato bis, con la traversa che "ancora trema". Un missile che avrebbe potuto abbattere Skorupski e che invece per sua fortuna lo colpisce solo lateralmente sulla ribattuta. A innescarlo ancora una volta il regionale olandese delle 13:56 in partenza dal binario numero 2. Con Conte si vedeva finalmente "un'Inter più cattiva", dna trasmesso agli Spietati di Inzaghi che ora possono essere anche artisti. Dzeko sfoggia il repertorio del Cigno di Sarajevo, Brozovic tesse le trame più epiche, Dimarco biondo imita Brehme, Barella è il plot twist che trasforma l'azione da difensiva in offensiva e converte perfino un salvataggio della difesa avversaria in gol del 3-0 (o in un assist per Vidal come contro il Genoa). La classifica recita GF: 15 in PG: 4 e nessuno si domanda più se Inzaghi avrà le carte in regola per sostituire Conte, né di come l'Inter riuscirà mai a fare a meno delle reti di Lukaku. Anche perché nell'aria oggi risuona il rombo del Toro.

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