editoriale

Parte in caso di offerta monstre

MILAN, ITALY - MAY 23:  Romelu Lukaku and Lautaro Martinez of FC Internazionale pose with the trophy for the victory of "scudetto" at the end of the last Serie A match between FC Internazionale Milano and Udinese Calcio at Stadio Giuseppe Meazza on May 23, 2021 in Milan, Italy. Sporting stadiums around Italy remain under strict restrictions due to the Coronavirus Pandemic as Government social distancing laws prohibit fans inside venues resulting in games being played behind closed doors (Photo by Claudio Villa - Inter/Inter via Getty Images)

Il modo di raccontare il mercato dell'Inter negli ultimi anni troppo spesso assomiglia alla sceneggiatura di un film drammatico oppure horror. E parte la maratona del dilanio

Alessandro Cavasinni

Incredibile come il mercato dell'Inter ogni anno assomigli sempre più a una maratona del dilanio e sempre meno al giorno in cui i bambini scartano i regali. Per (quasi) tutte le squadre, l'atmosfera che accompagna le vicende della compravendita di calciatori è romantica, sognante, talmente dolce che si sfiora l'eccesso di zuccheri; per l'Inter il discorso è all'opposto. Ed è tutto un frasario ormai noto: austerity, difficoltà, ristrettezze, fase di stallo, posizioni rigide, stenta a decollare, trattativa fredda (che non si scalda), il piatto piange e così via.

Non fa eccezione, chiaramente, nemmeno questa sessione estiva. Eppure, a ben vedere e al netto delle oggettive difficoltà di Suning, tutti i club (non solo italiani) attraversano una crisi evidente dal punto di vista finanziario, che giocoforza si ripercuote sul mercato. Ma l'aria che tira attorno all'Inter appare sempre più cupa: se per gli altri la scenografia è da film romantico o al massimo da commedia, per l'Inter si va sul genere drammatico capace di scivolare talvolta sull'horror. Non ci credete? Provate a indicare un'altra squadra della quale la gran parte dei titolari (e non solo) sia stata messa sul mercato, a turno e a ruota, parlando di tentazioni di qua e mal di pancia di là, utilizzando la formula magia: "Parte in caso di offerta monstre".

L'elenco fa impressione. Skriniar piace al Tottenham e al Psg; De Vrij lo vuole Benitez all'Everton; Bastoni caldeggiato da Guardiola per il suo City; Barella pupillo di Klopp e Ancelotti; Brozovic in scadenza potrebbe essere ceduto; Perisic ha estimatori in Bundesliga; Lukaku ha la corte forsennata del Chelsea; Lautaro obiettivo delle grandi di Spagna. E il gioco prosegue se allarghiamo il discorso anche ai non titolarissimi: Ranocchia-Espanyol, D'Ambrosio-Napoli, Kolarov-Bologna; Sensi-Fiorentina, Vidal-mezzo mondo, Vecino-Napoli... Ed è chiaro che ad allarmare maggiormente i tifosi sono i rumors che riguardano i protagonisti dello scudetto. Detto che la partenza pesante c'è stata (Hakimi), non si può certo escludere nulla, perché il mercato è aperto e le sorprese sono sempre dietro l'angolo. Una frase fatta, che però rispecchia la realtà dei fatti. Nessuno può essere considerato incedibile, specie in un momento come quello attuale. E però è un discorso che riguarda un po' tutti i club, non solo l'Inter come invece sembra di capire. Vale per Lukaku? Certo. Se arriva lo sceicco con 200 milioni, il belga – nonostante l'attaccamento all'Inter e a Milano – riempie la valigia e se ne va. Vale pure per Lautaro, per Barella, per Skriniar... Vale per tutti. Ma vale anche per Dybala, per Theo Hernandez, per Zielinski, per Pellegrini, per Milinkovic-Savic eccetera. Insomma, dov'è la novità? Dov'è la notizia? Da anni il mercato è così, non solo adesso a causa della pandemia. E non è detto che vendere (molto bene) un campione non significhi poi indebolire la squadra: il segreto sta nel reinvestire adeguatamente gli incassi.

"Parte in caso di offerta monstre" è un mantra banale, scontato, ammuffito. Un 'procurato allarme' che non ha alcun senso, se non quello di volere a tutti i costi dare un tono di sensazionalismo a una non-notizia.

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