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editoriale

Ogni maledetta sosta

SAO PAULO, BRAZIL - SEPTEMBER 05: Health authorities argue with Head coach of Argentina Lionel Scaloni (C) and players of Brazil and Argentina during a match between Brazil and Argentina as part of South American Qualifiers for Qatar 2022 at Arena Corinthians on September 05, 2021 in Sao Paulo, Brazil. (Photo by Alexandre Schneider/Getty Images)

Dall'aumento delle partite alla pagliacciata di Brasile-Argentina: sosta quantomai indigesta per parecchi club europei

Alessandro Cavasinni

"È importante proteggere sia i club che le nazionali, il calcio è uno e bisogna cercare di trovare un giusto equilibrio. Dobbiamo fare qualcosa per tutelare la salute dei calciatori e per questo ripensare il calendario internazionale. C'è bisogno della buona volontà da parte di tutti, per noi non ci sono argomenti tabù e la porta della Fifa è sempre aperta a ogni proposta". Queste le parole proferite ieri da Gianni Infantino, numero uno del calcio mondiale. La Fifa si è trovata nel bel mezzo della bufera per questa sosta delle Nazionali quantomai indigesta per i club, soprattutto per quelli che tra le proprie fila annoverano calciatori sudamericani. La Premier League, ad esempio, ha vietato ai propri tesserati di rispondere alla chiamata dei vari c.t., sebbene alcuni poi hanno disobbedito come ad esempio gli 'inglesi' argentini che poi hanno causato solo malgrado il rinvio/sospensione del match col Brasile. E allora ecco l'Uruguay senza Cavani e il Brasile senza la gran parte dei titolari. Una sperequazione nella sperequazione. Il caos nel caos.

Parliamoci chiaro: il calcio delle Nazionali è un calcio che va assolutamente salvaguardato. In questo mare (spesso melmoso) di business e plastica, possiamo asserire con ragionevole certezza che un po' di sano romanticismo alberga ancora proprio nelle partite tra selezioni nazionali. Poi siamo tutti bravi a sfilare e strombazzare per le piazze quando chi tifiamo vince l'Europeo o il Mondiale, dimenticandoci quando sempre noi eravamo lì a maledire "ogni maledetta sosta".  E allora sarà il caso di far pace col nostro cervello: o le odiamo sempre o le amiamo sempre queste benedette Nazionali. E se decidiamo che ci piace vedere Italia-Spagna in semifinale o Italia-Inghilterra in finale, allora ci deve pure piacere Italia-Lituania o San Marino-Italia nelle qualificazioni, che sono necessarie qualsiasi idea di grande torneo si abbia.

Detto questo, appare evidente come il calendario internazionale vada radicalmente revisionato, proprio come ha sottolineato lo stesso Infantino. E non è solo una questione odierna. Già da qualche tempo, infatti,nelle soste si giocano addirittura tre partite e non più due: una forzatura per recuperare il tempo perso a causa della pandemia, ma, proprio per la stessa ragione, una scelta controcorrente con quanto sta accadendo nel mondo, visto che un numero di viaggi superiore corrisponde inevitabilmente a rischi maggiori di trasmissione del contagio. A far emergere il problema in tutta la sua grandezza, poi, ci ha pensato la stesura delle date delle partite delle qualificazioni sudamericane, che hanno piazzato l'ultima tornata delle tre previste con gare da giocare addirittura nella notte italiana tra giovedì e venerdì. Follia pura. Un danno notevole a quei club che più di altri attingono ai giocatori del Nuovo Mondo, come Inter e Juventus.

"Dobbiamo proteggere il Mondiale, le qualificazioni e trovare il giusto compromesso, anche in vista delle finestre di ottobre e novembre, per superare questa particolare situazione", ha affermato sempre Infantino. Ora c'è da capire il "come". E l'impressione è che non sarà impresa semplice.

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